Investire in Canada, quali sono le prospettive per gli investitori in materie prime? Ecco una panoramica completa per introdurti nel tema di investimento.
Investire in Canada sta diventando negli ultimi tempi un argomento d’interesse per un crescente numero di investitori alla ricerca di nazioni e aree geografiche stabili e prevedibili.
In particolare il Canada è ricco di materie prime e, tuttavia, secondo il Fondo monetario internazionale il dollaro canadese (CAD) ha una quota del 2,5% negli scambi commerciali internazionali.
L’approfondimento che segue si concentra in particolare sulle materie prime del Canada, un paese che non destabilizza la comunità internazionale con guerre o blocchi commerciali, che cerca il dialogo con i partner internazionali e non lo scontro verbale e diplomatico. Proprio ciò che serve a chi investe in materie prime.
Le analisi del Centro Studi Italia‑Canada (CSIC) mostrano che il Paese è tra i leader mondiali nella produzione di cloruro di potassio, alluminio, nichel, sale, zolfo, uranio e diamanti.
Tale ricchezza deriva da sei grandi regioni geologiche, tra cui lo Scudo canadese, ricchissimo di metalli preziosi e di base, e la Piattaforma Interna, che ospita potassa, sale, petrolio, gas e carbone.
L’infrastruttura canadese può contare su diversi punti di forza di lungo periodo:
Le prospettive 2026–2035 per le commodity sono influenzate da tre megatrend globali: transizione energetica, ribilanciamento delle catene di fornitura, crescita dei Paesi emergenti.
Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), i metalli della transizione energetica critici sono:
Il Canada è già produttore rilevante di nichel, rame, uranio e sta accelerando su litio e terre rare, diventando un partner strategico per USA ed Europa.
Per quanto riguarda i metalli preziosi il Canada può essere di supporto con l’estrazione di oro, il quale continua a essere bene rifugio in un contesto di tensioni geopolitiche e inflazione persistente. Ma anche estrattore di argento, il quale beneficia sia della domanda industriale (fotovoltaico, elettronica) sia della funzione di metallo prezioso “secondario”.
Per quanto riguarda l’uranio, il Canada è tra i primi produttori mondiali nell’area geografica di Saskatchewan. La domanda è sostenuta dal ritorno del nucleare come fonte stabile a basse emissioni.
Il Paese è leader globale nella produzione di potassa, con domanda crescente per fertilizzanti e sicurezza alimentare. E l’instabilità in Medio Oriente non potrà che beneficiare le esportazioni dal Canada.
L’Ue, ad esempio, è già impegnata nel trovare fonti di approvvigionamento alternative ai paesi del Golfo Persico per soddisfare le sue esigenze.
Oltre all’estrazione, il Canada offre opportunità in settori industriali collegati alle materie prime come:
Questi comparti amplificano l’effetto moltiplicatore degli investimenti nelle commodity.
Secondo l’IEA la domanda di risorse minerarie strategiche potrebbe aumentare fino a 40 volte nei prossimi 20 anni, quindi l’Unione Europea se intende raggiungere gli obiettivi net-zero entro il 2050 avrà bisogno di un’attività estrattiva 6 volte superiore a quella attuale, scrive il CSIC.
L’Europa più in generale, ha bisogno di litio, cobalto e nichel per produrre le batterie, del gallio per i pannelli solari, e del boro grezzo per l’eolico.
Il titanio e il tungsteno, invece, sono necessari per i comparti spaziale e della difesa.
Se l’Ue e il continente europeo (a eccezione della Russia ovviamente) vuole affrancarsi dalla dipendenza cinese e dalla instabilità di certe aree geografiche, dovrà necessariamente diversificare meglio.
E qui entra in gioco il Canada con le sue risorse e la sua stabilità a 360 gradi. Un partner affidabile che non si sogna di manipolare i mercati con invettive contro gli alleati e che da decenni ha fatto della sostenibilità ambientale un punto fermo del suo sviluppo industriale.
Dunque anche sotto il profilo della sostenibilità ambientale, l’UE può importare materie prime da un paese che rispetta in modo stringente l’ambiente e le persone. Qualcosa che altre nazioni da cui siamo dipendenti non appaiono garantire così come qui in Europa vorremmo.
I produttori di energia canadesi sono impegnati nello sviluppo di ulteriore capacità produttiva e nella costruzione di terminali per l’esportazione globale delle proprie risorse naturali.
Le utility possono beneficiare come non avveniva da decenni dei progetti di digitalizzazione e di elettrificazione. Nella regione di Alberta, ad esempio, sono in corso importanti investimenti per sopperire alla domanda di energia da parte dei data center. L’obiettivo è rafforzare la rete esistente e aggiungere capacità di produrre energia con il gas naturale.
Il Canada intende ospitare i data center di hyperscaler statunitensi e di società domestiche, garantendo una regolamentazione chiara e autorità provinciali e federali disponibili ad accogliere le infrastrutture.
HAN ETF, società sviluppatrice di fondi negoziati in borsa, ad ottobre del 2025 ha lanciato un ETF europeo a gestione attiva focalizzato sul reddito azionario canadese.
L’ETF si chiama Middlefield Canadian Enhanced Income UCITS ETF (MCTP) e si concentra su società large cap e di alta qualità nei settori:
Il fondo attivo negoziato in borsa investe in azioni che offrono crescita dei dividendi comprovata. MCTP è un fondo a distribuzione trimestrale del dividendo e il suo nav è pubblicato in dollari canadesi.
L’emittente del fondo è HANetf ICAV, il gestore del portafoglio è Middlefield Limited, mentre il depositario è J.P. Morgan SE.
Su Borsa Italiana il fondo è presente con il ticker MCT IM e la valuta del NAV è espressa in euro. Tuttavia bisognerà fare attenzione al rischio di cambio, poiché il fondo traccia azioni di società quotate in Canada dove si utilizza il dollaro canadese come valuta di riferimento.
Sono 37 le società rappresentate nel fondo, qui di seguito citiamo le prime 10.
In termini di peso, il settore dell’energia la fa da padrone con il 36,7% seguito dal settore finanziario con il 22,23%. L’immobiliare pesa per il 21,03% e il settore delle utility per il 10,46%. Il comparto dei materiali pesa per il 4,65% e il settore industriale per l’1,27%. Il fondo investe anche nell’health care (2,63%) e in altri ambiti (1,04%).
In un periodo storico dominato da guerre regionali rilevanti per gli equilibri globali e da una manciata di destabilizzatori dell’ordine mondiale, investire in Canada appare essere una mossa sensata per proteggere il proprio patrimonio.
Scrittore web freelance dal 2013, scrive di crypto economy dal 2016 e di fintech e mercati azionari dal 2018. Scrive inoltre di economia digitale.Dal 2018 collabora per FXEmpire.it scrivendo di crypto e mercati azionari con particolare attenzione a Borsa Italiana. Inoltre, cura la pubblicazione di articoli formativi a cadenza domenicale per l'area Formazione del sito di FX Empire Italia.