Il prezzo del petrolio greggio WTI passa di mano appena sopra gli 80 dollari dopo l'annuncio di un accordo di pace tra USA e Iran.
Il prezzo del petrolio greggio WTI è sceso in modo più netto e consistente nel corso dell’ultima settimana di scambi, registrando un calo complessivo del 7% nell’arco di cinque sessioni. L’arretramento è stato determinato soprattutto dalle aspettative di un possibile accordo di pace tra USA e Iran per lo Stretto di Hormuz, che tuttavia non era ancora stato raggiunto. Solo nelle scorse ore, è stata infine annunciata l’intesa, che andrà firmata il 19 Giugno.
Per quanto riguarda il gas naturale, l’andamento tecnico di brevissimo termine resta invariato: la resistenza a 3,20 dollari continua a mostrarsi particolarmente solida, mentre il supporto tondo a 3 dollari ha retto alla pressione ribassista della scorsa settimana.
Precisamente, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna esattamente 80,74 dollari al barile e il gas naturale è in calo a 3,059 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI accelera al ribasso e scivola in area 80 dollari, ampliando la fase discendente iniziata con la rottura dei 90 dollari, livello psicologico che aveva segnato l’avvio dello scenario ribassista più marcato. La pressione in vendita si è intensificata dopo l’annuncio dell’intesa tra USA e Iran per la gestione dello Stretto di Hormuz, con firma attesa il 19 giugno, elemento che ha rafforzato le aspettative di un imminente allentamento delle tensioni geopolitiche.
Il precedente supporto a 85 dollari, definito dall’ultima chiusura weekly, è stato superato senza particolare reazione, confermando la fragilità del quadro tecnico. L’approdo sugli 80 dollari rappresenta ora un livello chiave, anche come possibile area di temporaneo assestamento dopo un movimento discendente molto rapido.
Eventuali rimbalzi troverebbero un primo target in area 88 dollari, soglia che separa un semplice recupero tecnico da un tentativo più strutturato di normalizzazione. Solo un ritorno stabile sopra tale livello aprirebbe spazio verso le resistenze tra 92 e 93,50 dollari, fascia in cui convergono diverse EMA e SMA di breve periodo.
Il prezzo del gas naturale rimane intrappolato in una fase laterale ben definita, delimitata dal supporto tondo a 3 dollari da un lato e dalla resistenza a 3,20 dollari dall’altro.
Nel corso dell’ultima settimana il supporto a 3 dollari è stato nuovamente testato, mostrando una buona capacità di tenuta contro la pressione in vendita. In questo contesto appare plausibile un consolidamento sull’area attuale oppure un graduale allungo verso la resistenza a 3,20 dollari, livello che potrebbe essere superato con maggiore facilità rispetto ai precedenti tentativi.
Un break-out convincente aprirebbe la strada a un’estensione del movimento fino all’EMA a 200 giorni, attualmente in area 3,267 dollari, dove si colloca il successivo target tecnico di rilievo.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.