Il prezzo del petrolio arretra leggermente mentre il gas naturale crolla dai 3,4 dollari fino al supporto di 3,10 dollari, su nuovi minimi mensili
Il prezzo del petrolio greggio WTI ha mostrato un leggero arretramento nella giornata di ieri, dopo aver raggiunto e superato la resistenza principale a 60 dollari. Il ritracciamento, assolutamente fisiologico, ha riportato la commodity poco sotto questo livello di prezzo, sulla fascia dei 59,80 dollari circa.
Il gas naturale, invece, ha ceduto interamente i rialzi dell’ultima settimana, arretrando fino a nuovi minimi mensili. Il supporto tondo a 3 dollari è nuovamente nel mirino e potrebbe essere testato già entro la fine della settimana in corso.
Intanto, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna esattamente 59,79 dollari al barile e il gas naturale passa di mano a 3,112 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI riparte quest’oggi al di sotto della resistenza a 60 dollari, ancora in fase di test. Dopo l’iniziale allungo, le prese di profitto hanno frenato la corsa rialzista e riportato il greggio texano in una condizione più favorevole per un’accumulazione del prezzo prima dell’effettivo break-out rialzista.
Insomma, il quadro tecnico resta complessivamente orientato al rialzo, salvo imprevisti, ma il superamento deciso dei 60 dollari potrebbe richiedere una spinta più convinta da parte del mercato.
Guardando invece allo scenario ribassista, nuovi arretramenti sotto i 59,50 dollari potrebbero iniziare a preoccupare i traders rialzisti, perché da quel livello in poi sarebbe agevole un proseguimento dei ribassi anche fino ai supporti di 58,80 e 58,50 dollari al barile.
Pur non configurando ancora un’inversione ribassista in piena regola, il raggiungimento di questi target metterebbe seriamente in discussione il tentativo di break-out sopra quota 60 dollari.
Il prezzo del gas naturale, diversamente dal petrolio greggio WTI, ha mostrato un cedimento ben più profondo. Nel giro di poche ore, si è interamente sgretolata la curva rialzista delle ultime sessioni di scambio, che aveva garantito una ripresa fin sopra i 3,40 dollari.
Adesso, la commodity lotta con il supporto a 3,10 dollari e potrebbe ben presto testare anche il livello principale (e psicologico) di 3 dollari tondi. Il calo, causato anche da un incremento delle scorte statunitensi, riporta infatti le quotazioni su nuovi minimi mensili.
Per nuove possibilità di ripresa, fissiamo a 3,20 dollari il livello intermedio da monitorare, e che rappresenterà un primo spartiacque tra lo scenario attuale e quello contraddistinto invece da una moderata ripresa.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.