Per il prezzo del petrolio greggio WTI ci attendiamo una decisa volatilità, mentre il gas naturale sta tentando un rialzo verso i 3,30 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI ha registrato un nuovo rialzo sul finire della scorsa settimana, in seguito alla mancata firma dell’intesa tra USA e Iran. In questo contesto, il mercato torna a temere un possibile slittamento dei negoziati e l’Iran ha nuovamente chiuso lo Stretto di Hormuz dopo i bombardamenti israeliani in Libano.
Nella giornata di ieri sono però ripartiti i colloqui tra Washington e Teheran in Svizzera, un passaggio che potrebbe finalmente avvicinare una conclusione del conflitto tra le due parti.
Quanto al gas naturale, la stabilizzazione poco sotto i 3,20 dollari conferma la dinamica delle ultime settimane, con una commodity sostanzialmente neutrale e priva di stimoli direzionali sufficienti a rompere la fascia laterale di oscillazione.
Intanto, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna esattamente 75,49 dollari al barile e il gas naturale passa di mano a 3,275 dollari, in allungo rialzista.
Il prezzo del petrolio greggio WTI rimarrà con ogni probabilità esposto a forte volatilità, sospinto da due catalizzatori opposti. Da un lato, l’inasprimento degli attacchi in Libano continua ad alimentare timori di un allargamento del conflitto; dall’altro, la possibile chiusura della guerra tra USA e Iran, con la firma dell’intesa in Svizzera dopo lo stallo della scorsa settimana, mantiene viva la prospettiva di una distensione.
Il mercato sembra orientarsi verso uno scenario di risoluzione del conflitto, come dimostrato dal recente calo sotto gli 80 dollari. In caso di firma dell’intesa ed effettiva riapertura dello Stretto di Hormuz senza ulteriori incidenti, il WTI potrebbe estendere la correzione e mettere alla prova i minimi in area 70 dollari al barile.
Sul fronte tecnico, tuttavia, non mancano elementi rialzisti. La tenuta del supporto dinamico costruito nelle ultime settimane suggerisce che il mercato rimane sensibile a qualsiasi segnale di deterioramento geopolitico. In caso di mancato accordo o di nuova escalation in Medio Oriente, le resistenze a 80 e 82 dollari sarebbero raggiunte con relativa facilità.
Questo aprirebbe la strada a un’estensione verso l’area dei 85 dollari, che annullerebbe di fatto gran parte degli ultimi ribassi.
Il gas naturale ha continuato a muoversi all’interno della fascia laterale compresa tra 3,00 e 3,20 dollari, una struttura che ormai caratterizza da settimane l’andamento dei prezzi. Nell’apertura settimanale odierna, stiamo però assistendo a un tentativo di ripresa diretto verso i 3,30 dollari.
La tenuta dell’area psicologica dei 3 dollari resta il perno del quadro tecnico: un’eventuale rottura al ribasso aprirebbe spazio verso i supporti successivi a 2,90 e 2,65 dollari, livelli già testati in passato nelle fasi di maggiore debolezza. Al rialzo, invece, in caso di mantenimento dell’allungo odierno, la resistenza a 3,35 dollari rappresenta l’ostacolo principale.
Lo scenario più plausibile rimane quello di un recupero moderatamente rialzista, ma comunque frenato da un solido tetto proprio in area 3,35 dollari.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.