L’Argento crolla sotto i 76 $, mentre i prezzi dell’Oro nero continuano a salire a seguito della richiusura dello Stretto di Hormuz.
Il prezzo dell’Argento entra in una fase di forte pressione ribassista, con il metallo prezioso che scivola sotto la soglia dei 76 $ durante la sessione europea, registrando un calo di circa il 2,8%. Il movimento riflette un contesto macro e geopolitico chiaramente sfavorevole, dominato dal rialzo dei prezzi energetici e dal rafforzamento del dollaro statunitense.
Il principale fattore che sta penalizzando l’Argento è il rally del petrolio. L’Oro nero ha raggiunto nuovi massimi settimanali poco sotto area 96 $, sostenuto dalla persistente chiusura dello Stretto di Hormuz. Questo snodo strategico, attraverso cui transita circa il 20% dell’offerta globale di energia, continua a essere al centro delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Nonostante la proroga del cessate il fuoco, Teheran ha ribadito la propria posizione, dichiarando che lo Stretto resterà chiuso finché non verrà revocato il blocco navale imposto dagli Stati Uniti. Questa situazione ha un impatto diretto sul mercato energetico globale, riducendo l’offerta disponibile e alimentando un significativo aumento dei prezzi.
L’effetto sull’Argento è indiretto ma rilevante. L’aumento dei prezzi del petrolio si traduce in aspettative di inflazione più elevate, che a loro volta influenzano le decisioni delle Banche Centrali. In un contesto inflazionistico, la probabilità di politiche monetarie accomodanti diminuisce, rendendo meno attraenti gli asset che non generano rendimento, come appunto il metallo prezioso.
Questo meccanismo è amplificato dal comportamento del dollaro statunitense. Il biglietto verde si sta rafforzando, sostenuto dall’idea che la Federal Reserve possa mantenere i tassi di interesse su livelli elevati più a lungo del previsto. Secondo le stime di mercato, la probabilità che i tassi restino invariati entro fine anno supera il 75%, un dato che rafforza ulteriormente il biglietto verde.
Al momento della scrittura il prezzo del metallo prezioso quota 75,518 $, in ribasso del 2,84% ed in pieno tentativo di break-out SHORT del livello annuale dei 76,787 $ che, se confermato, permetterebbe agli orsi di aumentare la loro pressione e spingere l’Argento a raggiungere prima il livello chiave dei 74 $ e successivamente il livello annuale dei 70,881 $.
Viceversa, una falsa rottura SHORT del livello annuale dei 76,787 $ potrebbe permettere ai tori di fermare la correzione di breve termine e portare l’Argento a ritestare il livello psicologico degli 80 $, unico grosso ostacolo prima di rivedere il prezzo raggiungere la resistenza chiave degli 82 $, ultima area di swing SHORT rilevante.
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Consulente Finanziario Indipendente, laureato in Scienze Economiche e specializzato in Corporate Finance e Value Investing. Esperto in analisi tecno-grafica e fondamentale dei mercati, supporta gli investitori nel raggiungimento dei loro obiettivi finanziari attraverso una sana pianificazione basata sul valore reale dell'economia.