Gli Indici Wall Street hanno chiuso l’anno con un tono più prudente e stanno iniziando il nuovo anno in un contesto di volatilità elevata ma non strutturalmente negativa.
L’S&P 500 ha mostrato una leggera pressione ribassista nelle ultime sedute dell’anno, senza però compromettere il trend di fondo. Il mercato è apparso rumoroso, con movimenti spesso contraddittori, ma questa fase va interpretata più come consolidamento che come vera inversione. Il momentum rialzista costruito nei mesi precedenti rimane valido e, in assenza di shock macroeconomici rilevanti, il mercato sembra semplicemente alla ricerca di una nuova narrativa per ripartire.
Dal punto di vista tecnico, il livello psicologico dei 7.000 punti resta l’obiettivo naturale nel medio termine, dove anche eventuali discese più marcate non altererebbero la struttura rialzista: la Media Mobile Esponenziale (EMA) a 50 giorni in area 6.800 punti rappresenta un supporto dinamico di grande rilevanza. Al di sotto, si collocano livelli annuali dei 6.671,38 punti e dei 6.447,64 punti. In quest’ottica, ogni arretramento verso queste zone tende a configurarsi come opportunità di accumulo, più che come segnale di vendita.
Il Nasdaq ha attraversato un dicembre particolarmente instabile, complice la riduzione della liquidità e la necessità fisiologica di digerire i forti guadagni accumulati dopo il minimo di aprile. La fase laterale in corso da alcune settimane non sorprende e rientra perfettamente nella dinamica di un mercato che ha corso molto e ora sta riorganizzando le forze. Guardando a questo mese di gennaio, lo scenario di base rimane positivo: la tendenza di lungo periodo è chiaramente rialzista e l’area dei 26.182,10 punti rappresenta un obiettivo realistico, anche se non necessariamente immediato. Il percorso potrebbe essere irregolare, con frequenti test della pazienza degli operatori.
Un livello da monitorare con attenzione è il livello annuale dei 23.907,08 punti, dove una rottura netta sotto questo livello aprirebbe a una correzione più profonda. Al momento, tuttavia, questo scenario appare secondario. La strategia più coerente resta quella di acquistare i pullback ben strutturati, in particolare i classici rimbalzi a “V” su supporti chiave.
Il Dow Jones mostra una dinamica leggermente diversa rispetto agli altri due principali indici di Wall Street. Anche qui si osserva una certa debolezza di breve periodo, ma più legata al contesto stagionale che a un deterioramento reale del quadro tecnico. Il livello dei 48.000 punti funge da riferimento cruciale e tende a comportarsi come una soglia di difesa del mercato.
Comunque, la Media Mobile Esponenziale (EMA) a 50 giorni rafforza l’idea che eventuali flessioni possano trovare supporto e attirare nuovi compratori. In altre parole, il Dow Jones sembra meno vulnerabile a scossoni improvvisi e più orientato a una fase di attesa prima di tentare nuovi allunghi, con il livello annuale dei 48.886,86 punti a fungere da principale obiettivo di breve termine.
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Consulente Finanziario Indipendente, laureato in Scienze Economiche e specializzato in Corporate Finance e Value Investing. Esperto in analisi tecno-grafica e fondamentale dei mercati, supporta gli investitori nel raggiungimento dei loro obiettivi finanziari attraverso una sana pianificazione basata sul valore reale dell'economia.