Dopo l’andamento negativo di gran parte dei mercati asiatici, le borse europee si muovono in ribasso. In Giappone, nell’ultimo giorno dell’anno fiscale, gli investitori hanno chiuso le posizioni e i titoli hanno perso i guadagni conseguiti nel 2017: i dati positivi sull’economia e sugli utili societari sono stati, infatti, oscurati dalla persistente incertezza politica. In Europa, le operazioni di trading di fine trimestre e la conclusione dell’anno fiscale nel Regno Unito hanno contribuito all’andamento negativo delle borse. Grazie ai dati sull’occupazione nettamente positivi, il Dax rimonta dall’iniziale ribasso. Inoltre, i dati sull’inflazione nell’Eurozona segnano un calo, contribuendo a contrastare la posizione di quanti nella Bce chiedono di porre fine alla politica monetaria espansiva. Al termine dell’anno fiscale, il Ftse 100 continua a muoversi in ribasso, pur rimanendo su quotazioni elevate. Nella giornata di oggi, il prezzo del petrolio è diminuito, sebbene il Wti sia ancora al di sopra dei 50$ al barile.
In Giappone, durante il mese di febbraio, i prezzi al consumo core sono aumentati dello 0,2% annuo, coerentemente con le aspettative. Escludendo i generi alimentari e l’energia, l’indice dei prezzi al consumo è salito a febbraio dello 0,1% annuo. A marzo, i prezzi al consumo core di Tokyo sono diminuiti dello 0,4% annuo a fronte dello 0,2% atteso.
Nell’Eurozona, l’inflazione scende più del previsto
Nell’Eurozona, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo segna un declino dell’inflazione dal 2,0% all’1,5% annuo. Il dato supera nettamente le aspettative, ma, dopo la diffusione delle deludenti letture su Germania e Spagna nella giornata di giovedì, non sorprende. Nell’ultimo mese, i prezzi sono stati spinti in rialzo dagli effetti di base legati al costo dell’energia. I mercati attendevano, quindi, un rallentamento. A ogni modo, l’inflazione core è scesa dallo 0,9% allo 0,7% annuo. A quanto pare, la Pasqua che cade più avanti sta distorcendo il quadro generale.
A marzo, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo della Francia è stabile all’1,4%, invariato dal mese precedente. L’indice dei prezzi al consumo è, invece, diminuito dall’1,2% all’1,1% annuo. In Francia, l’inflazione non è aumentata a causa dell’incremento del prezzo dell’energia, come in Germania o in Spagna. Al contempo, l’indice dei prezzi alla produzione registra una crescita superiore alle aspettative, raggiungendo il 3,9% annuo. Allo stesso tempo, il dato di gennaio è stato corretto al rialzo dal 3,3% al 3,9% annuo. Il dato evidenzia una maggiore pressione sottostante dei prezzi, dovuta all’aumento del prezzo dell’energia. Infine, a febbraio, i consumi si sono notevolmente ridotti.
Durante il mese di febbraio, le vendite al dettaglio in Germania sono salite dell’1,8% mensile, ma il dato di gennaio è stato corretto dal -0,8% al -0,1% mensile e il tasso di inflazione annuo è diminuito dal 2,7% al 2,1% annuo. Le vendite al dettaglio in Germania costituiscono soltanto una parte dei consumi, sono volatili e soggette a frequenti revisioni: pertanto, non sono sempre un indicatore affidabile. Infine, il netto aumento dell’inflazione e dei prezzi dell’energia verificatosi nello scorso mese ha probabilmente ridotto la spesa per gli altri prodotti.
