Lira turca al collasso: le minacce americane e i tassi di Erdogan portano a un nuovo minimo storico contro il dollaro

La lira turca ha raggiunto un nuovo minimo storico a 5,33 contro il dollaro. La causa principale è ancora una volta la politica monetaria del Presidente Erdogan, a cui si aggiungono le minacce di Trump, che ha sanzionato alcuni ministri turchi. I mercati si attendono adesso una nuova restrizione sui movimenti dei capitali.
Lira turca

La Turchia sta attraversando una fase di profonda crisi, strettamente legata al collasso della lira turca, che ha raggiunto un nuovo minimo storico a 5,33 contro il dollaro.

E ancora una volta, l’intervento della Banca Centrale turca ha solo limitato le perdite, per mezzo di  un discreto incremento della liquidità in dollari, senza però alterare i sentimenti dei mercati finanziari.

Nel complesso, ad oggi, la lira turca ha perso quasi il 30% contro il dollaro dall’inizio dell’anno, e le responsabilità del Presidente Erdogan sono ormai ben note. Con una politica monetaria volta a ridurre al minimo i tassi di interesse e grazie a uno stretto controllo sulla Banca Centrale, Erdogan e il genero, Berat Albayrak, nuovo Ministro delle Finanze, hanno letteralmente fatto impennare l’inflazione, giunta adesso a quota 15,5%.

A ciò, si aggiunge l’inasprirsi delle tensioni con gli Stati Uniti, che potrebbero spingere la lira turca a raggiungere un nuovo drammatico minimo contro il dollaro.

L’interesse di Erdogan è quindi quello di avviare degli incontri pacificatori con Trump, al fine di evitare che il cambio sul dollaro sfondi il muro delle sei lire turche. Così, gli investitori guardano con attenzione ai rapporti con gli Stati Uniti, che potrebbero sfociare in un compromesso per il rilascio di Andrew Brunson, il pastore protestante americano arrestato con l’accusa di terrorismo nella città di Smirne. Se ciò non accadrà, probabilmente la crisi politica e monetaria turca sarà destinata ad aggravarsi, con nuove sanzioni dopo quelle ai ministri di Erdogan, a cui faranno seguito le naturali turbolenze del mercato.

La minaccia delle sanzioni americane impatta infatti su un Paese che, come più volte ricordato, è caratterizzato da massicce importazioni e consumi ridotti. Per questa ragione, a rischiare in prima battuta sono proprio gli imprenditori che operano nel mercato domestico, con conseguenze enormi anche per il mercato del lavoro.

Inoltre, un deprezzamento eccessivo della lira turca contro il dollaro potrebbe portare a un’erosione del capitale bancario, caratterizzato da un’eccessiva dipendenza dalla moneta americana, come ha fatto notare Moody’s a giugno.

Sul fronte dei mercati finanziari la situazione è evidentemente incerta, ma ci si attende una serie di attenti controlli sui capitali per cercare di impedirne la fuga. Inoltre, si esclude che Erdogan possa improvvisamente cambiare idea e accettare un adeguato aumento dei tassi di interesse, come accaduto in Argentina in un contesto per certi versi affine a quello turco.

La restrizione sui movimenti dei capitali porterà probabilmente a nuovi cali per la lira turca e a grande volatilità per obbligazioni e azioni turche. Infatti, nelle ultime ore, il pessimismo del mercato sta abbracciando anche il settore obbligazionario, con rendimenti sui titoli decennali schizzati improvvisamente sopra i massimi delle ultime due settimane.

 

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