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La sterlina crolla ai minimi storici

David Frank

La sterlina continua a crollare, nonostante le notizie secondo cui la primo ministro Theresa May ha accettato il voto del parlamento sul suo piano per il recesso dall’Unione Europea. In altre parole, si tratta di applicare l’art. 50 del TUE per avviare la procedura formale per il distacco definitivo a marzo del 2017. Più dell metà dei ministri britannici sono considerati favorevoli alla permanenza nell’UE. Il loro coinvolgimento nella questione dovrebbe ora essere evitato, dato che il Regno Unito desidera uscire dall’Unione Europea. Nel frattempo, si diffonde la preoccupazione per una scissione nel Partito Conservatore dopo il congresso della scorsa settimana.

Nella giornata di martedì, la sterlina è crollata ai minimi storici. Oggi, la valuta britannica viene negoziata contro il dollaro a quota 1,2142, in ribasso dello 0,16%. Contro l’euro, la sterlina è ancora ai minimi degli ultimi sei anni a quota 0,9052.

In Europa, la giornata di oggi vede, ancora una volta, un calendario economico relativamente tranquillo. L’attenzione si concentrerà, quindi, sui dati sulle scorte di greggio degli Stati Uniti, che influiranno non soltanto sull’azione del prezzo del petrolio, ma anche sull’andamento delle valute a esso legate, come il dollaro canadese. In particolare, la coppia USD/CAD potrebbe sperimentare volatilità.

Nella giornata di ieri si è assistito a un inatteso ribasso dei mercati orientati al rischio, dallo S&P 500 alle economie emergenti ai cambi con lo yen. Mentre i trader si attendevano una riduzione della leva, tale eventualità non si è verificata. Certamente, non tutto dipende dal sentimento, ma questo è attualmente reso inefficace. Stanno emergendo alcune importanti impostazioni tecniche da considerare. Dovessero concretizzarsi, queste sarebbero sufficienti a fari sì che le classi di asset rompano le loro gamme di oscillazione. Osservando gli indici azionari degli Stati Uniti, si nota un’evidente indecisione, misura di quanto il trading nella gamma di oscillazione potrà durare. Vi è poi la coppia USD/JPY. Se il cambio chiudesse su base giornaliera al di sopra dei 104,10¥, potrebbe verificarsi un’inversione di tendenza.

Vi è, infine, una valuta il cui andamento è stato ultimamente molto positivo. Si è mossa in forte ribasso in occasione di eventi negativi e si è apprezzata negli ultimi tempi. Si fa qui riferimento al dollaro. I verbali del Fomc, pubblicati nella giornata di ieri, mostrano contenuti dai toni da falco che rafforzano le probabilità di un innalzamento dei tassi prima della fine dell’anno. Secondo il FedWatch Tool di Cme, vi è il 64% di probabilità di una manovra restrittiva a dicembre. Considerato l’apprezzamento del dollaro, i falchi possono trascurare i verbali del Fomc e ke notizie che riportano dichiarazioni secondo cui l’ultima riunione della Fed è stata l’“ultima chiamata” prima della stretta monetaria. Ciò sta portando i trader a credere che l’innalzamento dei tassi avverrà prima della fine dell’anno, molto probabilmente a dicembre.

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