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Alberto Ferrante
Source: Official White House Photo by Shealah Craighead (https://vn.usembassy.gov/20190227-remarks-president-trump-chairman-kim-11-conversation/)

Sul tema delle sanzioni, Trump è stato ancora irremovibile e il vertice si è concluso prima del tempo. Ma per le due parti si sono comunque raggiunti dei miglioramenti, nonostante le borse asiatiche soffrano per le attese infrante.

Presentato, promosso e accolto con estremo entusiasmo, il summit ad Hanoi tra Donald Trump e Kim Jong-un sarebbe dovuto essere un grande successo. Strette di mano e reciproci complimenti hanno avvicinato i due leader agli occhi della stampa e dei mercati: il vertice in Vietnam doveva garantire risultati anche superiori rispetto al primo, scrivendo la storia delle relazioni tra i due Paesi.

Trump aveva dichiarato che la Corea del Nord dispone di un notevole potenziale economico e quello del Vietnam è un esempio di un Paese amico degli USA e protagonista di un forte sviluppo.  Non occorreva leggere tra le righe: il Presidente stesso ha dichiarato senza mezzi termini che anche la Corea del Nord potrebbe raggiungere tali risultati se rinunciasse ai suoi programmi nucleari.

Ma nonostante le brillanti premesse, non è stato raggiunto nessun accordo tra i due leader.

Nelle scorse ore è stato annunciato che il pranzo è stato cancellato, così come la simbolica cerimonia di firma della dichiarazione congiunta, le cui carte erano già pronte.

Le visioni dei due leader continuano a non coincidere. Trump ha infatti rifiutato la richiesta di rimuovere le sanzioni e Kim Jong-Un ha lasciato immediatamente il Metropole Hotel.

Nonostante ciò, la Casa  Bianca ha dichiarato che le differenze si sono ridotte e che nel complesso il summit è stato molto produttivo, ma firmare una dichiarazione congiunta si sarebbe potuto rivelare come un passo eccessivamente rischioso.

La seconda giornata era quella più rilevante per la Corea del Nord: erano stati fissati i negoziati sulle sanzioni e sul nucleare, e l’idea era che si potesse finalmente firmare una dichiarazione volta a concludere in maniera definitiva le ostilità tra le due potenze. Ma lo stallo raggiunto nel corso del primo incontro di Singapore, in un certo senso, lasciava già intuire l’insuccesso dell’operazione.

Si sottolinea, tuttavia, che Trump ha sempre dichiarato di non aver fretta e di non volere incalzare eccessivamente il leader coreano. La denuclearizzazione della Corea del Nord è una priorità, ma l’interruzione dei test nucleari nel corso dell’ultimo anno, e la conferma odierna di Kim Jong-Un,  non possono che rassicurare.

Le borse asiatiche hanno subito accusato il colpo. Il fallimento del Summit di Hanoi, insieme alle indiscrezioni secondo cui il dialogo tra USA e Cina resterà aperto ancora a lungo, ha spinto in calo la borsa di Tokyo, dello 0,8%, mentre Hong Kong e Shanghai si fermano, rispettivamente, al -0,2% e -0,55%. Ma a soffrire particolarmente è la Borsa di Seoul, che ha perso l’1,76%: si tratta della più grave perdita dall’ottobre del 2018. E, naturalmente, il dollaro si è apprezzato nei confronti del Won coreano, con una variazione dello 0,50%.

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