Il Governo italiano vuole mettere le mani sulle Riserve Auree?

Il governo populista italiano è alla ricerca di una soluzione alquanto controversa per trovare i fondi a copertura della propria spregiudicata politica di spesa: attingere alle riserve auree della Banca d’Italia (Bankitalia).
Carlo Alberto De Casa
Facade of the Bank of Italy

La coalizione Lega – 5 Stelle sta spingendo sull’acceleratore attraverso riforme della spesa come il “reddito di cittadinanza” e un nuovo schema pensionistico che manderà in pensione molti lavoratori con parecchio anticipo rispetto a quello precedente.

Essendo l’Italia già nella lista mondiale dei paesi più pesantemente indebitati, la domanda è: dove trovare le coperture?

Un aumento delle tasse sembrerebbe la risposta più ovvia, tuttavia risulterebbe assai impopolare in un paese già caratterizzato da un’elevatissima pressione fiscale.

Pertanto, il governo populista sembra accarezzare l’idea di mettere le mani sul cospicuo tesoro di Bankitalia. L’Italia, per la cronaca, possiede la terza maggiore riserva aurea del mondo, dopo Stati Uniti e Germania.

Secondo quanto riporta il quotidiano La Stampa, il governo italiano sta prendendo in considerazione l’ipotesi di vendere una parte di quei 90 miliardi di dollari in oro, variamente divisi e custoditi sotto forma di lingotti e monete. Tali riserve, per un peso complessivo di 2.451,8 tonnellate in oro, sono rimaste intatte negli ultimi 20 anni.

Tutto ciò proprio mentre la domanda di oro da parte delle altre banche centrali è volata ai massimi da quasi 50 anni, dai dati riportati dal World Gold Council, con un totale nel 2018 pari a 651 tonnellate (con una forte domanda in arrivo da Russia, Turchia e Kazakistan).

Se il governo decidesse di vendere il prezioso, assai probabilmente incontrerebbe diversi ostacoli. Innanzitutto, il Central Bank Gold Agreement permetterebbe vendite di oro solo a partire dall’ultimo trimestre dell’anno corrente, giusto in tempo per la redazione della prossima legge di bilancio, prevista per Ottobre 2019.

Tuttavia, il governo dovrebbe prima affrontare la questione in termini legislativi, stabilendo a chi spetta il possesso di quell’oro: a Bankitalia o al popolo italiano? Si tratta di una zona grigia del sistema legale italiano, che in un simile frangente potrebbe rivelarsi traballante, anche se il possesso pare definito a favore di Bankitalia.

Inoltre, il governo avrebbe bisogno del sostegno dei vertici di Bankitalia e della BCE che potrebbero, in base a diverse normative e trattati in seno all’Unione, opporsi alla vendita.

Soprattutto, quasi certamente tale vendita spaventerebbe i mercati finanziari. L’oro non è certo una materia prima come le altre. Gli investitori lo interpreterebbero come il sintomo della sofferenza che affligge un governo così controverso nella sua composizione e nella direzione che intende seguire. Vedremmo probabilmente brutte ripercussioni anche sui titoli di stato, con un aumento di pressione sul BTP decennale.

L’oro italiano costituisce un solido bene rifugio per il paese nelle mani di Bankitalia, proteggendo il paese (e non ultima la UE) da attacchi speculativi. La sua vendita, però, potrebbe essere vista da molti come un’ingerenza della politica nella gestione indipendente della banca centrale, togliendo al paese la sua ancora di salvataggio.

Carlo Alberto de casa, Capo analista ActivTrades

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