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Fabio Carbone
BTC-e

Il caso dell’exchange BTC-e è tutt’altro che concluso, dopo il sequestro della piattaforma e il congelamento dei fondi per riciclaggio internazionale, arriva l’incriminazione da parte della Corte del Distretto nord di California (USA), che accusa il CEO Alexander Vinnik e la stessa società BTC-e di cospirazione, riciclaggio di denaro, transazioni monetarie illegali e gestione di una piattaforma di scambio monetario senza licenza.

Accuse pesanti, che sul piano civile potrebbero costare a Vinnik fino a 88,6 milioni di dollari USA di multa a cui andrebbero sommati ulteriori 12 milioni di USD in interessi e costi legali. Questi importi erano stati calcolati nel luglio 2017 dalla Financial crimes enforcement network (FinCEN).

La Divisione di San Francisco che si occupa del caso, opera per conto del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d’America.

Disprezzo per la legge

Secondo le accuse mosse, Vinnik e la sua piattaforma avrebbero operato nel più totale disprezzo della legge e coscienti di compiere dei crimini. Anzi, la loro attività era consapevolmente rivolta a trarre profitto dal riciclaggio di fondi provenienti da associazioni criminali operanti nel settore delle criptovalute.

BTC-e sarebbe coinvolta anche nel riciclaggio dei fondi rubati all’exchange Mt. Gox.

Secondo l’accusa su BTC-e, che aveva sede a Cipro e alle Seychelles, chiunque poteva iscriversi senza dover lasciare alcuna informazione di base: neppure il nome e il cognome!

Così operando, chiunque poteva depositare criptovalute provenienti da qualsiasi fonte, scambiarle e prelevare i fondi a questo punto riciclati.

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Chatroom usata per parlare di come commettere illeciti

Secondo l’accusa, inoltre, la chatroom interna all’exchange BTC-e veniva sistematicamente usata da una parte degli utenti per parlare di illeciti. Vi era chi descriveva o chiedeva consigli su come comprare beni illegali nel dark web e chi si informava su come commetterli.

Addirittura alcuni clienti avrebbero contattato direttamente gli amministratori di BTC-e per chiedere consigli su come elaborare e accedere ai proventi derivanti dalla vendita di droga illegale sul dark-web.

Quindi BTC-e dispensava addirittura consigli su come aggirare le leggi e come riciclare il denaro proveniente da attività illecite.

BTC-e operava in associazione con altri exchange illeciti

Ma c’è molto di più, BTC-e collaborava con altri exchange locali illeciti per riciclare fondi. Ad esempio avrebbe collaborato con Liberty Reserve del Costa Rica e con Coin.MX (exchange oggi chiusi dalle autorità).

In pratica queste piattaforme condividevano i clienti, oppure effettuavano scambio di transazioni su BTC-e per riciclare e far perdere le tracce.

Insomma, una vera e propria associazione a delinquere di livello internazionale le cui basi operative erano nel web.

BTC-e si è reso colpevole, secondo l’accusa, di aver riciclato i fondi di truffe, i proventi derivanti dai ransomware, e tante altre articolate truffe sorte nel settore delle criptomonete negli ultimi anni.

In parole povere, l’exchange si sarebbe reso complice dei maggiori crimini avvenuti nel settore, facendo da grande lavatrice di proventi illeciti di ogni sorta.

Cosa dice Vinnik e cosa rischia

Vinnik è un cittadino con passaporto russo, nel 2017 è stato arrestato in Grecia. Questi ha chiesto l’estradizione in Russia.

Vinnik, che nega ogni accusa e addirittura nega di essere stato un dirigente di BTC-e, rischia fino a 55 anni di carcere. Già, perché negli USA determinati reati si pagano più che un omicidio.

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