Il prezzo del petrolio greggio WTI si mantiene stabile sopra i 66 dollari, mentre il gas naturale tocca nuovi minimi relativi in seguito al break-out da noi previsto sotto i 3 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI è riuscito a mantenersi stabilmente rialzista sopra quota 66 dollari al barile, senza forzare le resistenze successive che si stagliano a 66,60 e 67 dollari. Il contesto tecnico rimane immutato, con il petrolio particolarmente sensibile ai colloqui sul nucleare tra USA e Iran.
A muoversi più rapidamente del previsto è stato il gas naturale, che dopo numerosi test ribassisti ha finalmente raggiunto il supporto intermedio a 2,80 dollari. Un calo fin sotto questo livello rappresenterebbe l’inizio di una nuova stagione più spiccatamente ribassista per la commodity.
Intanto, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI passa di mano a quota 66,15 dollari al barile e il gas naturale segna 2,826 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI rimane fortemente rialzista e continuerà a mantenersi sopra la soglia dei 65 dollari senza troppe difficoltà, almeno fino a nuove dichiarazioni o aggiornamenti sui colloqui in Medio Oriente.
Nonostante la tendenza dominante, ritengo le resistenze a 68 dollari e oltre ancora eccessivamente coriacee. Un superamento di queste soglie di prezzo richiederebbe infatti una spinta rialzista ancor più decisa di quella attuale. Per questa ragione, fisserei a 66,50 e 67,20 dollari gli obiettivi intermedi.
Le proiezioni future del gas naturale dipenderanno dalla capacità di tenuta del supporto a 2,80 dollari, non ancora testato a dovere. L’arretramento di questa settimana (-5% in cinque giorni) è stato prettamente di natura tecnica, seppur agevolato da condizioni meteo più favorevoli del previsto in gran parte degli USA.
Ora, in caso di break-out ribassista, l’attenzione si sposterà sui supporti successivi a 2,72 e 2,65 dollari, quest’ultimo posto poco oltre i minimi da Agosto 2025. Un’estensione ribassista lungo l’asse che conduce ai 2,50 dollari non va esclusa a priori, ma ritengo che i supporti precedenti possano riuscire a limitare il crollo.
Quanto allo scenario rialzista, un rimbalzo dopo il test del supporto a 2,80 dollari potrebbe agevolare il recupero almeno fino ai 3 dollari tondi e poco oltre; tuttavia, la fascia laterale tra i 3 e i 3,20 dollari farà quasi certamente da cuscinetto per contenere la portata del rimbalzo.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.