Brexit: Theresa May raggiunge l’accordo. Tra le rimostranze di elettori e deputati, si attende il parere del Parlamento Europeo

Il governo britannico ha adottato la bozza d’accordo sulla Brexit. Theresa May vince dunque il primo round, ma gli euroscettici, i conservatori e gli unionisti non apprezzano i progressi raggiunti. L’accordo, definito come il migliore possibile nell’interesse nazionale, dovrà adesso passare al Parlamento Europeo.
Alberto Ferrante
Brexit concept

Theresa May ha compiuto la sua impresa: il governo britannico ha adottato la bozza d’accordo sulla Brexit, dopo oltre 5 ore di riunione. Non si è trattato di una decisione semplice, ma il testo portato di fronte ai ministri è stato presentato come “il migliore possibile nell’interesse nazionale”.

Attraverso questa bozza, afferma la premier, sarà possibile recuperare il controllo e attuare il mandato referendario.

La riunione è durata ben più del previsto a causa delle resistenze dei ministri Penny Mordaunt e Ester McVey, notoriamente euroscettici. Le critiche più aspre hanno riguardato, come prevedibile, l’unione doganale per la Gran Bretagna e l’impostazione di un mercato unico per l’Irlanda del Nord.

Ma la votazione di ieri segna, secondo le parole di Theresa May, un accordo nell’interesse nazionale che permetterà alla Gran Bretagna di riprendere il controllo dei suoi confini e del suo capitale. Inoltre, l’intesa prevede un periodo di transizione fino al dicembre del 2020, al fine di evitare uno strappo netto con conseguenze negative per l’economia domestica. Tale periodo di transizione potrebbe essere esteso, una sola volta, per un intervallo temporale limitato e solo attraverso un accordo congiunto.

Tra i punti salienti, la tutela dei diritti dei cittadini europei che vivono in Gran Bretagna, l’accordo finanziario, stimato intorno ai 35 miliardi di sterline, un nuovo sistema di immigrazione basato su skills personali e la creazione di una zona di libero commercio e cooperazione senza dazi.

Si aggiunge poi la libertà di firmare accordi commerciali con il resto del mondo e l’esclusione della Gran Bretagna dalla politica agricola comune europea.

Infine, per la politica estera, è stata proposta una partnership flessibile con l’Unione Europea, che comprende anche la  possibilità di partecipare alle missioni UE, le costanti consultazioni sulle sanzioni e lo scambio di informazioni e intelligence.

Ma già a poche ore dal raggiungimento del tiepido accordo, il ruolo di Theresa May è tornato a essere minacciato su più fronti. Il problema principale è rappresentato dalle rimostranze degli unionisti nordirlandesi, che si ritrovano adesso politicamente ed economicamente più legati all’Europa rispetto alla Gran Bretagna. Il loro prezioso appoggio in Parlamento potrebbe dunque venire a mancare, rischiando di vanificare i modesti progressi compiuti in un anno e mezzo dalla premier.

Anche il partito conservatore si considera insoddisfatto dall’accordo, che viene definito come “una finta Brexit”.  Malcontento anche in Scozia, che ha votato per restare nell’Unione Europea, ma non avrà un regime speciale come l’Irlanda del Nord.

Nel complesso, i brexiteers temono che la Gran Bretagna debba ancora sottostare ai regolamenti europei, mentre i meno euroscettici osservano la presenza di decisioni e strategie talvolta faziose. E’ quindi prevedibile che a Theresa May possa mancare il prezioso appoggio di molti elettori e deputati.

Per il momento, però, non resta che osservare il lungo processo che guiderà l’accordo verso la sua possibile applicazione: si attende la firma il prossimo 25 Novembre, ma nel caso in cui il contenuto dovesse effettivamente venire respinto dal Parlamento, il governo dovrebbe ritornare sul tavolo dei negoziati. E il tempo potrebbe non essere sufficiente.

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