Brexit: la Sterlina Diventa Bene Rifugio

A causa delle recenti tensioni geopolitiche la sterlina diventa bene rifugio e si avvicina ai valori pre-referendum.
Alberto Ferrante
Brexit GBP
Brexit concept 3d rendering

La settimana passata ha generato vistose turbolenze nel mercato valutario, incidendo principalmente sulla lira turca e sul rublo a causa delle forti tensioni in Siria, culminate con l’attacco militare americano nella notte tra il 13 e il 14 aprile. La sterlina in questo periodo continua invece, impassibile, a rafforzarsi: nel fine settimana ha guadagnato l’1.5% sul dollaro, portando il cambio ad attestarsi oggi, 17 aprile, a 1,43. Il valore in questione non si osservava da ben due anni.

Discorso simile in relazione all’euro, contro il quale la moneta britannica ha guadagnato l’1% (1,15), tornando ai valori di maggio 2017.

Così facendo, la sterlina ha quasi raggiunto i livelli pre-Brexit nei confronti del dollaro, in cui il rapporto era a 1,488, mentre contro l’euro resta ancora un profondo gap dell’11%, nonostante i sensibili miglioramenti. Rispetto ai minimi recenti, la sterlina ha guadagnato il 18% sul dollaro e il 7% sull’euro.

E stando ai pareri degli analisti di ING, essa potrebbe persino riuscire a chiudere il secondo trimestre del 2018 a 1,45, mentre Argentex LLP parla di una crescita fino a 1,46 entro la fine dell’anno. La ragione di una visione tanto ottimistica andrebbe ricercata nel progressivo allentarsi delle tensioni tra Bruxelles e Londra circa le trattative sulla Brexit: la scadenza resta fissata al dicembre del 2020 e si ritiene che le parti riusciranno a trovare agevolmente un accordo, nonostante la situazione delicata dell’Irlanda del Nord.

L’andamento recente ha smentito quindi i timori di molti investitori dopo il referendum del giugno 2016, che ha segnato l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. In questi giorni si è parlato infatti della sterlina come di un “bene rifugio”, un asset molto apprezzato dagli investitori durante le recenti turbolenze geopolitiche. Inoltre, il timore di una possibile futura guerra dei dazi tra Stati Uniti ed Europa ha spinto ulteriormente a puntare sulla moneta britannica, complice anche l’atteso innalzamento dei tassi di interesse da parte della Bank of England, al fine di combattere l’inflazione tendenziale nel Regno Unito, che al momento si attesta su valori prossimi al 2.7%. In tal senso, si tratterebbe della seconda stretta monetaria della BoE, dopo quella dello scorso autunno.

Nonostante l’interesse degli investitori nei confronti della sterlina sia sempre più vivo, l’economia inglese è ancora in difficoltà, e ha mostrato alcuni segnali di cedimento nel primo trimestre del 2018. Il deficit commerciale di 965 milioni, causato in parte dalle tempeste di neve di febbraio, e il crollo della produzione industriale e manifatturiera vanno a sommarsi drammaticamente alla modesta crescita del PIL, pari solo all’1.4%, invece dell’1.8% atteso.

Inoltre, il rincaro della sterlina ha spinto i prezzi degli immobili a crescere dello 0.4% in tutto il Regno Unito, il ritmo più basso dal 2008. Oggi, un’abitazione a Londra costa 10.000 sterline in meno, principalmente a causa delle incertezze sul futuro finanziario della capitale e per via delle recenti normative in materia di immigrazione e di commerci, che stanno impattando profondamente sulla domanda di immobili.

 

 

 

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