Il prezzo del petrolio greggio WTI non si arresta e prosegue al rialzo, mentre il gas naturale arretra nuovamente come naturale risposta al test dei 3,20 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI è riuscito a superare ancora un’altra resistenza intermedia, portandosi verso il target di 77,50 dollari al barile. Da questa vetta, è possibile scrutare l’obiettivo successivo di 80 dollari, che analisti e investitori ritengono essere il traguardo del movimento rialzista attuale, già nel breve termine.
Quanto al gas naturale, invece, le quotazioni si sono ritirate come previsto e il supporto a 3 dollari tondi ha nuovamente ceduto sotto la pressione di vendita. Per il resto del mese, ci attendiamo una direzionalità ancora incerta e un proseguimento nella fascia laterale individuata più di recente.
Intanto, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna esattamente 77,24 dollari al barile e il gas naturale passa di mano a 2,977 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio texano appare destinato a imporsi sopra i 77,50 dollari al barile, nonostante in questa mattinata si osservi un lieve arretramento delle quotazioni. Tutti i principali driver suggeriscono un proseguimento dei rialzi, con lo Stretto di Hormuz ancora chiuso e con il rischio di un’interruzione delle esportazioni irachene, Paese colto nel mezzo del conflitto.
Sul fronte rialzista, gli obiettivi intermedi da monitorare restano a 77,50, 78,20 e 79,50 dollari al barile. Oltre questi livelli si colloca la resistenza principale già citata, in area 80 dollari tondi. A seconda dell’evoluzione del contesto geopolitico, l’avvicinamento a questa soglia potrebbe tradursi in un superamento rapido e deciso oppure in una breve fase di accumulazione. In entrambi gli scenari, qualora il conflitto dovesse protrarsi, è difficile immaginare che la resistenza a 80 dollari rappresenti il punto terminale dell’attuale movimento rialzista.
Il prezzo del gas naturale continua a mostrare scarsa convinzione rialzista e arretra dopo un test parziale della resistenza a 3,20 dollari. Anche questa volta il livello ha frenato l’avanzata dei compratori, respingendo le quotazioni sotto la soglia dei 3 dollari. Il movimento pendolare che si ripete da settimane, con fasi di debolezza sotto i 3 dollari alternate a rapidi scatti verso 3,20, rischia di caratterizzare anche il mese di marzo, in assenza di un catalizzatore capace di imprimere una direzione più definita.
Ritengo comunque che il supporto a 2,80 dollari si stia dimostrando sufficientemente solido da contenere eventuali discese di natura puramente tecnica. Sul fronte fondamentale, il mercato avrebbe ora bisogno di un market mover di rilievo per riattivare il momentum e favorire l’emergere di una tendenza più chiara, al rialzo o al ribasso.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.