Il prezzo del petrolio greggio WTI arretra sul supporto a 100 dollari dopo il post social di Trump, mentre il gas naturale rimane stabile.
Il prezzo del petrolio greggio WTI è riuscito a mantenersi sul supporto dei 100 dollari, allontanandosi però dai massimi settimanali toccati ieri a quota 106 dollari al barile. Lo scenario si mantiene spiccatamente rialzista (+8% in cinque giorni) ma i numerosi aggiornamenti sul conflitto in Iran potranno alterare la tendenza dominante già nell’immediato.
Quanto al gas naturale, la tendenza dominante rimane quella ribassista e il prezzo continua ad avvicinarsi al target intermedio di 2,8 dollari. Da questo livello, potrebbe scaturire un grave break-out ribassista per la commodity.
Intanto, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI passa di mano esattamente a quota 100,67 dollari al barile e il gas naturale passa di mano a 2,873 dollari.
Il prezzo del petrolio WTI ha registrato un lieve ritracciamento dopo che sono tornate plausibili alcune ipotesi di una soluzione diplomatica al conflitto tra Stati Uniti e Iran. A contribuire al movimento è stato anche l’ultimo commento di Trump, affidato a un post sui social, in cui il Presidente afferma che “lascerà molto presto l’Iran”, con il risultato di un calo dei prezzi della benzina. Non si tratta di una dichiarazione dal peso specifico particolarmente elevato (come spesso accade con le uscite del Presidente) ma il mercato ha comunque accolto positivamente la possibilità di una risoluzione più rapida della crisi.
In questo contesto, ulteriori segnali distensivi potrebbero spingere il WTI a scivolare dall’attuale supporto dei 100 dollari, con un ritracciamento che difficilmente andrebbe oltre l’area dei 90 dollari. Al contrario, una ripresa delle ostilità o una nuova escalation (gli Emirati Arabi Uniti si dichiarano pronti a forzare lo Stretto di Hormuz) potrebbe riportare una spinta al rialzo sui prezzi.
Quanto al gas naturale, le quotazioni restano sotto forte pressione per effetto della spinta ribassista innescata dalle previsioni meteo, mentre gli altri dati macroeconomici non stanno producendo movimenti significativi sul mercato. La componente climatica continua dunque a dominare il sentiment, mantenendo il prezzo in una fase di debolezza strutturale.
In questo contesto, un tentativo di break-out del supporto a 2,80 dollari potrebbe aprire la strada a un’estensione del ribasso verso l’area dei 2,65 dollari e, successivamente, verso possibili nuovi minimi in zona 2,50 dollari.
La pressione tecnica rimane evidente e il mercato sembra ancora privo di catalizzatori in grado di invertire la tendenza.
Un ritorno in un territorio chiaramente rialzista si configurerebbe solo con un allungo deciso sopra i 3 dollari tondi, livello che al momento non trova presupposti concreti né sul piano fondamentale né su quello tecnico.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.