Il prezzo del petrolio greggio WTI rimane fortemente rialzista ma arretra di colpo rispetto ai massimi relativi toccati ieri. Il gas naturale, invece, rimane piatto a 3 dollari tondi.
Il prezzo del petrolio greggio WTI ha registrato un brusco calo dopo aver toccato nuovi massimi relativi oltre i 110 dollari al barile. La correzione non appare soltanto tecnica, ma è stata innescata anche dalle recenti dichiarazioni di Trump, secondo cui il conflitto potrebbe concludersi «molto presto». Parole che arrivano a breve distanza da un precedente intervento in cui il Presidente USA definiva l’impennata del petrolio un «prezzo da pagare» per una guerra, a suo dire, necessaria a garantire «sicurezza e pace».
Il ritorno delle quotazioni sotto la soglia dei 100 dollari restituisce al mercato un profilo più razionale, rendendo opportune nuove valutazioni di brevissimo termine.
Per quanto riguarda il gas naturale, dopo un tentativo di rally oltre i 3,20 dollari, le quotazioni hanno subito un ulteriore arretramento fino a testare il supporto psicologico dei 3 dollari. Lo scenario, per questa commodity, rimane nel complesso piuttosto piatto, nonostante la recente volatilità.
Intanto, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna esattamente 86,74 dollari al barile e il gas naturale passa di mano a 3,069 dollari.
Il petrolio greggio WTI arretra con forza, segnando un -8,25% giornaliero dopo aver abbandonato i massimi oltre i 100 dollari. Dai livelli attuali, intorno a 86,70 dollari, resta possibile un’estensione del movimento verso il supporto degli 85 dollari, primo livello realmente sensibile dopo la brusca inversione.
Un eventuale scivolamento sotto tale soglia riporterebbe il prezzo in prossimità delle medie mobili di breve periodo, che il rally precedente aveva lasciato molto distanti: l’EMA a 10 giorni transita in area 80 dollari, la SMA a 10 giorni attorno a 77,14. Il fatto che il prezzo resti ancora sopra queste medie conferma che la correzione sta semplicemente riassorbendo un eccesso di momentum.
Ritengo comunque probabile che la fase ribassista trovi un primo punto di stabilizzazione già nella fascia attuale o poco sotto, senza necessariamente spingersi fino al test completo delle medie. Una discesa ordinata verso 85–83 dollari sarebbe coerente con una correzione fisiologica, non con un’inversione strutturale del trend.
Il gas naturale rimane ancorato all’area dei 3 dollari, con le quotazioni che confermano un quadro decisamente più composto rispetto alla volatilità esplosiva osservata sul WTI. La tenuta del supporto psicologico dei 3 dollari continua a rappresentare l’elemento cardine della struttura tecnica di breve periodo: ogni discesa verso tale livello viene assorbita con una certa regolarità, segno che la pressione ribassista non riesce a imporsi in modo convincente.
Dal punto di vista degli indicatori dinamici, il prezzo si muove in una fascia molto più equilibrata rispetto al petrolio: le medie mobili di breve periodo non risultano eccessivamente distanziate e contribuiscono a mantenere un assetto laterale, con oscillazioni contenute tra 3,00 e 3,20. Solo una rottura netta sotto i 2,95–2,90 aprirebbe spazio a un indebolimento più marcato, mentre un ritorno sopra 3,20 ripristinerebbe un momentum rialzista credibile.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.