Il prezzo del petrolio greggio WTI osserva la formazione di un solido supporto a quota 90 dollari, mentre il gas naturale si stabilizza appena sotto i 2,60 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI continua a muoversi in territorio ribassista dopo le ultime notizie sui colloqui tra USA e Iran, mantenendosi comunque sopra il supporto dei 90 dollari al barile.
L’impostazione tecnica resta con ogni probabilità orientata al ribasso finché non emergeranno dichiarazioni capaci di mettere in discussione l’attuale percorso negoziale. È altrettanto evidente che un mancato accordo nei prossimi tavoli diplomatici rappresenterebbe il principale catalizzatore per un rimbalzo rialzista violento, potenzialmente verso livelli oggi difficili da stimare, anche oltre la soglia dei 120 dollari al barile.
Il prezzo del gas naturale, invece, prosegue in una fase di sostanziale stabilità sotto il supporto intermedio di 2,65 dollari e in direzione del target successivo a 2,50 dollari, collocandosi attualmente quasi esattamente a metà strada tra questi due livelli.
Intanto, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna esattamente 91,78 dollari al barile e il gas naturale passa di mano a 2,595 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI si mantiene appena sopra quota 90 dollari al barile e, in attesa di nuove indiscrezioni sui colloqui tra USA e Iran, potrebbe con buona probabilità spingersi anche al di sotto di questo livello. In tale scenario, un break-out ribassista potrebbe estendersi verso i supporti successivi a 88 e poi 85 dollari al barile. Ritengo tuttavia poco probabile un arretramento più profondo, poiché il WTI continuerà a essere almeno in parte sostenuto dai danni infrastrutturali nell’area del Golfo, che alimentano timori di un calo dell’offerta globale.
Sul fronte opposto, le possibilità di ripresa si collocano in area 92,50 e successivamente 95 dollari al barile, livelli raggiungibili anche in assenza di veri catalizzatori rialzisti. Come già accennato, un movimento ben più ampio potrebbe invece scaturire da notizie certe di un mancato accordo tra USA e Iran, con un rimbalzo potenzialmente molto più violento di quelli fin qui osservati (ipoteticamente anche sopra i 120$).
Per la settimana in corso, però, non sorprenderebbe un quadro di sostanziale stabilità, con il mercato in una fase di cauta attesa e meno dichiarazioni roboanti affidate, dal Presidente Trump, alla stampa e ai social media.
Pochi movimenti laterali per il prezzo del gas naturale, che rimane schiacciato al ribasso sotto il supporto di 2,65 dollari e, più recentemente, anche al di sotto dei 2,60 dollari. I successivi livelli di appoggio si collocano a 2,58 e 2,52 dollari, prima dell’eventuale target ribassista principale in area 2,50.
Sul fronte rialzista, non attribuisco elevate probabilità a un ritorno stabile sopra i 2,80 dollari; limiterei dunque le possibilità di recupero alla fascia compresa tra 2,70 e 2,78 dollari, compatibile con un rimbalzo tecnico ma non con un’inversione strutturale.
Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.