Il prezzo del petrolio greggio WTI spinge nuovamente al rialzo dopo l'ultima conferenza di Trump, mentre il gas rimane piatto sui 2,85 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI continua a mantenersi sopra i 100 dollari e, nelle scorse ore, ha trovato una nuova spinta rialzista fin oltre i 105 dollari. In questo mercato, i segnali misti non permettono più di tracciare una rotta chiara e definita.
Il ministro degli esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che l’Iran non sopporterà il circolo vizioso di guerra-negoziati-cessate il fuoco che pare delinearsi dalle dichiarazioni di Trump. Il medesimo circolo vizioso viene sopportato a fatica anche dai mercati globali.
Rimane invece più stabile, a tratti sonnecchiante, il prezzo del gas naturale, che non si allontana dalla fascia tra i 2,80 e i 2,90 dollari.
Precisamente, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna esattamente 106,40 dollari al barile e il gas naturale passa di mano a 2,857 dollari.
Per il petrolio greggio WTI, il recente rialzo è scaturito dalle dichiarazioni rilasciate ieri dal presidente Trump, che ha annunciato l’intenzione di intensificare le operazioni contro l’Iran nelle prossime due o tre settimane, senza però indicare una possibile finestra di conclusione del conflitto.
Molti operatori di mercato sembravano attendersi segnali più distensivi, capaci di rassicurare gli investitori e favorire una correzione del prezzo del greggio.
In questa fase, il superamento dei 100 dollari al barile appare sostenuto soprattutto dai timori legati a un prolungamento delle tensioni geopolitiche, mentre un eventuale scenario ribassista dipenderebbe da indicazioni più chiare su una possibile riduzione della durata del conflitto. Il mercato continuerà quindi a oscillare tra questi due poli, reagendo in modo marcato anche a variazioni minime del quadro informativo.
Pur nel contesto attuale, caratterizzato da forte incertezza, la resistenza in area 120 dollari sembra difficilmente raggiungibile nel brevissimo termine. Allo stesso modo, anche in caso di ritracciamento, la sensibilità degli operatori dovrebbe rimanere elevata, rendendo meno probabile una discesa oltre i 90 dollari al barile.
Il gas naturale continua a muoversi in un corridoio piuttosto stretto, esattamente a metà tra i due livelli laterali di 2,80 e 2,90 dollari, e questa permanenza prolungata in area neutrale rischia di indebolire qualsiasi tentativo di ripartenza. Uno scenario rialzista più credibile si aprirebbe solo con un ritorno deciso sopra i 3 dollari, livello che coincide anche con l’EMA a 20 giorni e che rappresenta la prima vera soglia tecnica capace di cambiare il sentiment.
Sul piano fondamentale, il quadro resta poco favorevole: le temperature negli Stati Uniti stanno diventando più miti e la domanda è destinata a ridursi in modo significativo nelle prossime settimane. Alla luce del quadro descritto, tendo a privilegiare ancora una fase laterale, con un rischio crescente di cedimenti se il supporto inferiore a 2,80 dollari venisse testato con maggiore insistenza.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.