Il prezzo del petrolio greggio WTI si appresta a ritestare i 100 dollari al barile, mentre il gas naturale arretra e ritorna sotto i 3,20 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI ha chiuso la scorsa settimana con un ultimo allungo che ha spostato le quotazioni appena sotto la resistenza principale di 100 dollari al barile. L’apertura odierna indicherà chiaramente la rotta da seguire per i prossimi giorni, salvo sorprese.
Quanto al gas naturale, ancora una volta e in maniera tutt’altro che sorprendente, le quotazioni hanno subito un nuovo arretramento al di sotto del supporto a 3,20 dollari. La mancata conferma della spinta rialzista osservata la scorsa settimana significa un ritorno nella ben nota fascia laterale, su cui le quotazioni tendono sempre ad appiattirsi. Nuovi tentativi di ripresa potrebbero però verificarsi già nel breve termine.
Intanto, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna esattamente 99,46 dollari al barile e il gas naturale passa di mano a 3,122 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI passa di mano a un passo dal target di 100 dollari tondi e potrebbe agevolmente spingersi fin sopra questo livello intermedio se la spinta rialzista osservata fino ad ora dovesse proseguire. Ritengo però che un break-out rialzista in questo caso sarà più ponderato rispetto al primo rally causato dal sorgere del conflitto in Iran.
In altri termini, le premesse per un proseguimento dei rialzi anche oltre i 110$ ci sono tutte, ma il mercato agirà con maggiore razionalità. Oltre la soglia dei 120 dollari al barile, ad esempio, ritengo che il WTI non riuscirà più a spingersi, senza immediati ritracciamenti. Probabilmente, anche già dal target di 110 dollari potremmo osservare forti resistenze.
Quanto allo scenario ribassista, un riassorbimento causato da notizie sul termine del conflitto è in verità assai improbabile, allo stato attuale. Ad ogni modo, questo calo potrebbe coinvolgere i supporti tra i 92 e i 90 dollari al barile, senza infrangere questo ultimo target. Il prezzo rimarrà certamente ancora al di sopra di tutte le medie mobili esponenziali più rilevanti.
Il prezzo del gas naturale passa di mano ancora sopra la resistenza intermedia di 3 dollari, ma in ritracciamento rispetto ai recenti massimi relativi. L’obiettivo dei 3,50 dollari si è rivelato eccessivo per la commodity e probabilmente già sopra i 3,35 dollari la pressione di vendita è divenuta insostenibile.
Appare evidente come la spinta rialzista dominante non sia ancora strutturata a sufficienza, per respingere i forti tentativi di ritracciamento. Per questa ragione, continuo a fissare tra i 3 e i 3,20 dollari la fascia di stabilizzazione primaria per il gas naturale, con possibili estensioni ribassiste.
Nuovi tentativi di allungo potrebbero verificarsi già in giornata e quasi certamente nel corso della settimana; le loro possibilità di successo rimangono però assai limitate.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.