Il metallo giallo lotta per capitalizzare un modesto aumento intrapreso durante la sessione asiatica, con i rischi di Hormuz che hanno alleviato il recente pregiudizio di vendita in dollari statunitensi.
Il prezzo dell’Oro mostra un ritracciamento dopo aver raggiunto i massimi delle ultime quattro settimane, scivolando verso l’area dei 4.815 dollari durante le ultime ore di contrattazione. Il movimento riflette una combinazione di fattori contrastanti: da un lato una moderata ripresa del dollaro statunitense, dall’altro un contesto geopolitico ancora incerto che continua a sostenere la domanda di beni rifugio.
Il recente indebolimento del metallo giallo è legato principalmente al recupero del biglietto verde, che ha beneficiato delle tensioni persistenti nello Stretto di Hormuz. Le dichiarazioni dell’Iran, che ha definito il blocco navale statunitense una violazione della propria sovranità, e le minacce di ritorsione da parte delle Guardie Rivoluzionarie mantengono elevato il rischio di escalation. Questo scenario tende a rafforzare il ruolo del dollaro statunitense come valuta rifugio, esercitando pressione sul prezzo dell’Oro.
Tuttavia, il ribasso appare contenuto. Gli operatori continuano a considerare aperta la strada diplomatica tra Stati Uniti e Iran, elemento che limita il rafforzamento del dollaro USA e, di conseguenza, impedisce una discesa più marcata del metallo giallo. Le dichiarazioni del vicepresidente statunitense Vance, che ha sottolineato la volontà di raggiungere un accordo più ampio con Teheran, e le parole del segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, che ha indicato come probabile la ripresa dei colloqui, contribuiscono a mantenere un certo equilibrio sui mercati.
Dal punto di vista macroeconomico, i dati statunitensi stanno giocando un ruolo importante nel definire le aspettative di mercato. L’Indice dei Prezzi alla Produzione (indice IPP) ha mostrato un aumento su base annua al 4%, ma senza superare le attese degli analisti. Questo ha contribuito ad attenuare le preoccupazioni relative a un’accelerazione inflazionistica fuori controllo, ridimensionando le aspettative di una Federal Reserve particolarmente aggressiva. Il risultato è un calo dei rendimenti dei titoli di Stato statunitensi, fattore che tende a sostenere il prezzo dell’Oro. Quando i rendimenti scendono, il costo opportunità di detenere un asset privo di rendimento come l’Oro diminuisce, rendendolo relativamente più attraente per gli investitori.
Al momento della scrittura il prezzo dell’Oro quota 4.814,41 $, in rialzo dello 0,56% ed in pieno tentativo di consolidamento al di sopra del livello annuale dei 4.801,767 $ che permetterebbe ai tori di aumentare la loro pressione e spingere il metallo giallo verso il primo obiettivo LONG rappresentato dal livello chiave dei 4.900 $, il cui superamento permetterebbe di raggiungere il livello annuale dei 5.006,932 $.
Tuttavia, un pullback e relativo posizionamento sotto i 4.750 $ spingerebbe gli orsi ad iniziare a mettere pressione al prezzo dell’Oro, il quale potrebbe raggiungere prima i 4.700 $ e successivamente il livello annuale dei 4.550,15 $.
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Consulente Finanziario Indipendente, laureato in Scienze Economiche e specializzato in Corporate Finance e Value Investing. Esperto in analisi tecno-grafica e fondamentale dei mercati, supporta gli investitori nel raggiungimento dei loro obiettivi finanziari attraverso una sana pianificazione basata sul valore reale dell'economia.