Il prezzo del petrolio greggio WTI scommette su un accordo di pace e si spinge fortemente al ribasso fino al target di 90 dollari tondi. Il gas continua la sua lenta e graduale discesa fin sotto i 2,60 dollari.
Il prezzo del WTI si muove appena sopra la resistenza intermedia dei 90 dollari al barile, dopo un progressivo sgonfiamento favorito dalle rinnovate speranze di colloqui tra USA e Iran per un accordo definitivo. Il mercato sembra dunque essersi ricollocato in una fase di cauta attesa, lasciandosi alle spalle le recenti spirali di panico che avevano colpito la commodity.
Anche il gas naturale prosegue lentamente il suo arretramento oltre il supporto di 2,65 dollari, avvicinandosi ai successivi obiettivi tecnici compresi tra 2,58 e 2,52. Nell’arco di un mese la commodity ha già ceduto il 18,2%.
Intanto, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna esattamente 91,13 dollari al barile e il gas naturale passa di mano a 2,599 dollari.
Il prezzo del WTI ha subito un nuovo e deciso scivolone dopo la conferma, arrivata direttamente da Trump, che gli USA torneranno al tavolo dei colloqui con l’Iran nei prossimi giorni. L’obiettivo resta quello di affrontare i due nodi centrali, vale a dire la gestione dello Stretto di Hormuz e il programma nucleare iraniano.
Nel contesto attuale, il petrolio mantiene dunque un’impostazione ribassista in vista di possibili sviluppi positivi sul fronte diplomatico. Va però sottolineato che l’arretramento osservato appare in parte eccessivo, considerando che il livello di incertezza non è sostanzialmente cambiato rispetto ai giorni precedenti. Il test del supporto psicologico dei 90 dollari rappresenterebbe il prossimo passaggio tecnico, ma ritengo poco probabile una rottura decisa dei livelli successivi tra 88 e 85 dollari, proprio perché le trattative non sono ancora riprese. Inoltre, i danni infrastrutturali nell’area del Golfo continueranno a esercitare una pressione strutturalmente rialzista anche in caso di un accordo di pace stabile e duraturo.
Per queste ragioni, lo scenario ribassista potrebbe esaurirsi nell’area di prezzo attuale o comunque non molto al di sotto dei 90 dollari al barile. Al contrario, eventuali dichiarazioni capaci di incrinare la fiducia nel processo negoziale potrebbero innescare un rimbalzo rapido e violento, riportando il greggio con relativa facilità sopra la soglia dei 100 dollari.
Il prezzo del gas naturale rimane in secondo piano, oscurato dalla forte volatilità del petrolio greggio. La commodity sta però confermando una tendenza ribassista avviata con l’arrivo della primavera, una dinamica che potrebbe condurre le quotazioni a stabilizzarsi sotto l’area dei 2,60 dollari.
Oltre ai supporti già citati in apertura, situati a 2,58 e 2,52 dollari, il livello di maggiore rilevanza tecnica resta quello dei 2,50 dollari, che segnerebbe nuovi minimi relativi.
Una ripresa partirebbe invece dal ritorno sopra i 2,70 dollari, livello abbandonato con il ribasso di due giorni fa.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.