Il prezzo del Petrolio WTI torna a perdere terreno durante la sessione europea di martedì, scivolando verso 92,20 $ al barile e interrompendo una serie positiva di tre sedute consecutive. Il mercato petrolifero risente delle prospettive di un aumento delle forniture di carburante russo, che stanno temporaneamente compensando i timori legati all’escalation geopolitica in Medio Oriente.
Panoramica fondamentale
A influenzare le quotazioni è soprattutto l’annuncio del presidente statunitense Donald Trump, secondo cui la Russia avrebbe accettato di incrementare le esportazioni di gasolio verso i mercati internazionali. L’amministrazione americana avrebbe quindi deciso di sospendere temporaneamente alcune sanzioni sul carburante russo, con l’obiettivo di alleviare le difficoltà di approvvigionamento energetico.
Questa prospettiva ha contribuito a ridimensionare il premio per il rischio incorporato nei prezzi del greggio, favorendo alcune prese di profitto dopo i recenti rialzi.
Tuttavia, le previsioni sull’Oro nero rimangono caratterizzate da un’elevata incertezza, poiché le tensioni tra Russia e Ucraina e il deterioramento della situazione in Medio Oriente continuano a rappresentare potenziali fattori di sostegno alle quotazioni.
Il principale elemento ribassista per il Petrolio WTI riguarda la possibilità che maggiori esportazioni di diesel russo contribuiscano a ridurre le tensioni sul mercato globale dei prodotti raffinati. Secondo quanto annunciato da Trump, l’accordo con il presidente russo Vladimir Putin consentirebbe una ripresa delle forniture attraverso una temporanea revisione delle restrizioni americane.
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Al momento della scrittura il prezzo dell’Oro nero quota 92,23 $, registrando un rialzo settimanale dello 0,41%. Tuttavia, la recente falsa rottura rialzista del livello annuale dei 93,68 $ evidenzia un possibile indebolimento della pressione rialzista, aprendo la strada a una nuova fase correttiva. In particolare, una chiusura decisa al di sotto del supporto annuale dei 90,73 $ rappresenterebbe un importante segnale ribassista, favorendo un’accelerazione delle vendite e spingendo potenzialmente le quotazioni verso il principale obiettivo di breve-medio termine, individuato nel livello annuale degli 86,87 $.
Sul fronte rialzista, invece, una rottura confermata e una chiusura sopra la resistenza annuale dei 93,68 $ rafforzerebbero nuovamente il quadro tecnico, consentendo ai compratori di puntare inizialmente al livello annuale dei 96,72 $. Un eventuale superamento di quest’ultima area potrebbe successivamente aprire la strada a un’estensione del movimento rialzista verso la soglia psicologica dei 100 $ al barile.
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