Iran. Donald Trump colpisce direttamente l’Ayatollah Ali Khamenei

Iran. Donald Trump colpisce direttamente l’Ayatollah Ali Khamenei con sanzioni mai attuate prima. La guerra con l’Iran è solo rimandata?
Fabio Carbone
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oilDonald Trump firma l’atto con cui colpisce direttamente l’Ayatolah Ali Khamenei, è la prima volta che le sanzioni contro l’Iran si rivolgono direttamente alla guida suprema iraniana. Le sanzioni attivate contro la guida suprema della Repubblica islamica colpiscono anche i suoi più stretti collaboratori, e gli impediranno di accedere alle istituzioni finanziarie internazionali e ai fondi da questi posseduti all’estero.

Il Segretario al Tesoro degli USA, Steven Mnuchin, ha dichiarato che con questa decisione gli Stati Uniti d’America congeleranno miliardi di dollari non precisati di fondi dell’Iran presenti negli Stati Uniti. E prossimamente le sanzioni potrebbero colpire anche il ministro degli esteri iraniano Javad Zarif, che nel luglio 2015 firmò l’accordo sul nucleare con l’ex segretario di Stato USA John Kerry.

“Teheran deve smetterla di sponsorizzare il terrorismo”, ha detto il presidente degli USA Trump firmando l’atto che sancisce le nuove sanzioni. Ma, Trump, ha anche precisato che non cerca un conflitto armato contro l’Iran, l’intento è di scongiurare un’arma atomica nelle mani degli iraniani.

Giorni di alta tensione nel Golfo Persico

Nel Golfo Persico si sono vissuti giorni di alta tensione, a seguito dell’abbattimento del drone militare americano del valore di milioni di dollari. Si è sfiorato l’attacco militare contro l’Iran quale rappresaglia contro l’abbattimento. Solo uno stop a pochi secondi dall’attacco ha scongiurato una nuova guerra in Medio Oriente.

Ma attacco c’è stato, solo meno devastante. I servizi statunitensi hanno sferrato un cyber attacco all’Iran colpendo i sistemi informatici dell’aviazione iraniana (pasdaran).

La cyber guerra diventa, così, forse per la prima volta, un assaggio di come evolveranno le guerre in futuro.

Non serve l’approvazione del Congresso per aggredire l’Iran

Trump non ha comunque abbassato la guardia ed è pronto a schiacciare il bottone rosso dallo studio ovale. “Non ho bisogno dell’approvazione del Congresso” per attaccare l’Iran ha detto durante una intervista il Tycoon. Ma non è dello stesso avviso la sua acerrima nemica, Nancy Pelosi, speaker della Camera, secondo la quale Trump dovrebbe chiedere prima il parere del Congresso su un eventuale attacco militare all’Iran. Insomma, non dovrebbe decidere da solo con i suoi consiglieri militari.

Il dialogo resta

Trump in una mano ha l’ascia della guerra e dall’altra elargisce possibilità di accordi. Si è detto pronto a firmare un nuovo accordo sul nucleare con Teheran, se solo loro lo volessero per davvero.

Al momento, però, un accordo tra i due stati appare molto lontano. Ieri il Parlamento iraniano si è riunito e alcuni dei deputati hanno scandito cori feroci contro gli USA.

L’Iran si è detto pronto a rispondere a qualsiasi attacco militare gli dovesse essere rivolto.

Non va dimenticato che la Russia svolge nell’area la sua influenza e che l’Iran, in caso di vera guerra con gli USA, riceverebbe appoggio militare – seppure solo indiretto – da Putin.

Le ripercussioni sul prezzo del petrolio

A risentire delle tensioni Iran – USA il prezzo del petrolio risalito fino a 58 USD.

I dati emessi dall’OPEC indicano il prezzo del petrolio a 65 USD (dato del 24 giugno 2019).

Proprio l’OPEC, che doveva riunirsi oggi e domani 825 e 26 giugno, ndr) ha fatto slittare all’1 luglio prossimo l’OPEC Meeting che si riunirà a Vienna presso la sede ufficiale. Il giorno successivo, il 2 luglio, si svolgerà l’incontro esteso anche ai Paesi non OPEC. La Russia aveva chiesto uno slittamento del meeting all’11 – 12 luglio.

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