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James Hyerczyk

Nella giornata di martedì, i contratti future sull’indice del dollaro con scadenza a dicembre hanno raggiunto i massimi dal 25 luglio. La mossa è stata innescata dall’incremento delle punte sull’innalzamento dei tassi da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno. Secondo il FedWatch Tool di Cme Group, i trader danno l’attuazione di una manovra restrittiva da parte della Fed nel corso della riunione sulla politica monetaria del 13-14 al 70% di possibilità. Il dato segna un incremento rispetto al 66% di possibilità rilevato nella giornata di venerdì.

A metà della sessione, i contratti future sull’indice del dollaro venivano negoziati a quota 97,560, in rialzo di 0,627 punti ossia dello 0,65%.

Il principale fattore dell’apprezzamento del dollaro è costituito dall’aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro degli Stati Uniti. Tuttavia, secondo i trader, il rialzo della divisa statunitense dipende anche dalle aspettative di una vittoria di Clinton alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti.

VALUTE

Durante la sessione di martedì, le principali valute si sono mosse in ribasso contro il dollaro. Il deprezzamento maggiore è stato subito dalla coppia EUR/USD, che ha perso lo 0,50%. Viene poi la coppia GBP/USD, che ha ceduto lo 0,40%, crollando ai minimi del 1985. Il cambio NZD/USD si è mosso in ribasso di 0,0016 punti, pari allo 0,22%, trascinato dalla reazione dei trader alle dichiarazioni di un funzionario della Reserve Bank of New Zealand, il quale ha ribadito l’intenzione della banca centrale di tagliare ulteriormente i tassi nel corso del prossimo mese. Con gli investitori che si sono diretti sui rendimenti crescenti dei titoli del Tesoro degli Stati Uniti, la coppia AUD/USD ha perso lo 0,12%. La coppia USD/CAD si è mossa in ribasso a causa della possibilità di un innalzamento dei tassi da parte della Fed e della diminuzione del prezzo del petrolio.

ORO

L’aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro degli Stati Uniti non ha soltanto spinto in rialzo il dollaro, ma ha anche provocato un ribasso dei contratti future sull’oro con scadenza a dicembre negoziati sul Comex. L’oro ha rotto a 1254,30$ prima di rimbalzare a 1257,30$, perdendo 3,10$ ossia lo 0,25%. Un andamento negativo delle borse statunitensi avrebbe potuto evitare un’accelerazione al ribasso da parte dell’oro.

GREGGIO

Durante la sessione di martedì, il Wti e il Brent si sono mossi in ribasso, trascinati dagli investitori che hanno riscosso gli utili appena un giorno dopo il rialzo che, nella giornata di lunedì, ha portato il petrolio ai massimi annuali. I trader long sono stati incoraggiati a ridurre le posizioni dal timore che l’accordo dell’Opec possa non essere sufficiente a ridurre un eccesso di offerta di greggio che dura da due anni.

I contratti future sul Brent con scadenza a dicembre hanno raggiunto i 52,77$ al barile, con una perdita di 37 centesimi. I contratti future sul Wti con scadenza a dicembre sono scesi di 32 centesimi a 51,03$. Il motore del deprezzamento può essere individuato in una nota ai clienti di Goldman Sachs, secondo cui, nonostante il taglio della produzione, difficilmente il mercato petrolifero tornerà in equilibrio nel 2017.

Per Goldman Sachs, “L’aumento della produzione in  Libia, Nigeria e Iraq potrebbe rendere più difficile per l’accordo di Algeri riportare in equilibrio il mercato del petrolio nel 2017.” La nota giunge soltanto un giorno dopo la dichiarazione della Russia sulla sua volontà di partecipare al piano dell’Opece per la riduzione della produzione.

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