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Fabio Carbone
brexit

“Stiamo lavorando. Stiamo lavorando” ha ripetuto quasi come un mantra Michel Barnier, caponegoziatore per la Ue nella trattativa per la Brexit, che entro fine mese vedrà uscire definitivamente il Regno Unito dall’Unione, dopo 46 anni di permanenza (1 gennaio 1973). E non sarà una piccola perdita, perché anche molti dei territori appartenenti al Commonwealth britannico facevano parte dell’Unione, basti pensare a Gibilterra, Jersey e le tante altre isole dell’ex impero britannico.

Ad ogni modo, sarà Brexit, lo ha detto anche la Regina d’Inghilterra. Si lavora a oltranza, senza sosta per trovare un accordo in particolare sul back stop. Ci sarebbero i fondamentali secondo Tusk e anche i mercati valutari sembrano crederci, con la sterlina che vale 1,15 euro circa.

Secondo alcune fonti riportate dai quotidiani online, ci sarebbe ormai accordo quasi su tutto tranne che per il capitolo Iva.

I dubbi sul fronte britannico

I britannici non sono ancora convinti, nonostante le aperture dell’Unione europea e della grande disponibilità che ci stanno mettendo i leader europei nell’accogliere le richieste Uk, i britannici la tirano per le lunghe. Sembrano voler a tutti i costi strappare il miglior accordo possibile… certo è comprensibile, ma sono loro che hanno chiesto di uscire, nessuno li ha mandati via.

E si tratta a oltranza per accontentarli. Tuttavia entro il 18 ottobre si attende un testo definitivo sotto il profilo giuridico.

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Il summit europeo

Oggi e domani a Bruxelles c’è il summit europeo con i 27 membri dell’Ue, a cui partecipa anche Boris Johnson. Saranno due giorni molto impegnativi, perché si dovranno concludere con la stipula di un accordo che sia definitivo.

Boris Johnson spera di sorvolare la manica venerdì sera (18 ottobre) per rientrare a Londra, con un accordo soddisfacente da presentare il giorno dopo al Parlamento britannico. E si spera che sia la volta buona, si spera che questa volta il Parlamento inglese non voglia rigettare anche questo nuovo accordo.

Bisogna, infatti, ricordare che proprio il Parlamento inglese con una legge apposita ha costretto il loro primo ministro a trovare un accordo a tutti i costi con l’Unione europea. Bocciare anche questo accordo, dopo averlo richiesto con una legge apposita…

Il vertice straordinario del 27 ottobre

Il 27 ottobre, 5 giorni prima dell’uscita ufficiale del Regno Unito dall’Ue, è possibile si tenga un vertice straordinario a Bruxelles con tutti i rappresentanti dei vari governi.

Per ora non ci sono conferme sul vertice, ma potrebbe rendersi necessario qualora non si riuscisse a raggiungere un accordo o se il Parlamento britannico dovesse bocciare l’accordo.

Si attende quindi, ma soprattutto a Bruxelles si lavora per rendere il divorzio il più indolore possibile.

Certamente non sarà più l’Unione europea di prima. Ma è al Regno Unito che spetterà compiere il viaggio più difficile, perché da sola anche se ha il suo Commonwealth certo.

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