Al termine di una serie di minacce senza precedenti – e che si auspica non vengano mai più ripetute – la Casa Bianca ha infine accettato una tregua di due settimane per favorire un accordo di pace in Iran. Come conseguenza diretta e ampiamente prevedibile, il prezzo del petrolio greggio WTI ha subito una correzione significativa, scivolando sotto la soglia dei 100 dollari e stabilizzandosi intorno ai 95 dollari al barile.
Qualora venisse meno la componente di instabilità politica alimentata dal Presidente Trump e la tregua fosse rispettata, è plausibile attendersi una fase di consolidamento dei prezzi nell’area attuale o in prossimità dei 90 dollari, con scarsi elementi a supporto di un ritorno stabile sopra quota 100 dollari al barile.
Per quanto riguarda il gas naturale, le quotazioni restano relativamente stabili, pur mostrando un arretramento significativo al di sotto della soglia dei 2,80 dollari. Il calo rimane attribuibile, almeno in misura prevalente, alle temperature più miti negli USA.
Intanto, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna esattamente 95,84 dollari al barile e il gas naturale passa di mano a 2,738 dollari.
Previsioni sul prezzo del petrolio greggio WTI
Il prezzo del petrolio greggio WTI arretra con decisione dopo l’annuncio di una tregua condizionata, perché il cessate il fuoco diventerà effettivo solo nel momento in cui l’Iran riaprirà lo Stretto di Hormuz, nodo strategico da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale.
La sola prospettiva di un allentamento delle tensioni ha già innescato un riassorbimento significativo del rischio geopolitico, con il WTI che scivola verso l’area dei 95,8 dollari al barile.
Per Trump, l’eventuale accordo di pace viene presentato come una “vittoria totale e completa, al 100%”, una narrativa che contribuisce a ridurre la componente speculativa legata al premio di rischio.
La riapertura dei flussi dallo Stretto di Hormuz, se confermata, avrebbe un impatto diretto sulla percezione di sicurezza dell’offerta, favorendo una normalizzazione della curva dei futures e un raffreddamento della volatilità che negli ultimi giorni aveva toccato livelli elevati.
Dal punto di vista tecnico, la perdita stabile della soglia psicologica dei 100 dollari e la rottura del supporto dinamico di breve periodo suggeriscono un possibile consolidamento verso area 94 e, in estensione, 92,5 dollari. Si tratta di livelli che coincidono perfettamente con le precedenti zone di accumulo.
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Quanto al gas naturale, il ribasso sotto i 2,80 dollari potrebbe proseguire con l’obiettivo di testare il supporto intermedio a 2,65 dollari, aprendo la strada a una possibile estensione della tendenza ribassista oltre i minimi di fine febbraio 2026.
La pressione strutturale resta evidente: la media mobile esponenziale a 50 giorni, situata intorno a 3,180 dollari, rimane ben distante dai prezzi attuali e difficilmente raggiungibile nel brevissimo termine, confermando un quadro tecnico ancora orientato al downside.
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