Il prezzo del petrolio greggio WTI arretra ancora, mentre il gas naturale si stabilizza esattamente sul target di 4,50 dollari dopo gli ultimi ritracciamenti.
Il prezzo del greggio WTI ha chiuso la scorsa settimana esattamente a 60 dollari, confermando una fase di stallo che ci porta a riproporre ai lettori considerazioni ormai ricorrenti. La materia prima continua infatti a gravitare attorno a questo livello, che funge al tempo stesso da baricentro delle quotazioni e da solido supporto tecnico.
Il gas naturale, invece, ha registrato un lieve arretramento, pur mantenendosi sopra la soglia dei 4,5 dollari. Ciò che fino a poche settimane fa appariva come una resistenza eccessivamente ambiziosa si è trasformato oggi in un supporto credibile, base di nuovi potenziali movimenti rialzisti. Non è da escludere, infatti, un ritorno verso i recenti massimi relativi a 4,680 già nel corso della settimana che si apre quest’oggi.
Intanto, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna 59,50 dollari al barile (nuovamente in calo) e il gas naturale passa di mano a 4,508 dollari.
Il prezzo del greggio WTI sembra destinato a prolungare la fase di stallo attorno ai 60 dollari, consolidando un range laterale sempre più compresso tra i 58 e i 62 dollari.
L’ultima spinta verso la fascia superiore, registrata il 27 ottobre, non ha avuto la forza necessaria per produrre un breakout, confermando l’equilibrio tra pressioni rialziste e ribassiste.
Il supporto chiave a 58 dollari rimane un livello difensivo solido, dal quale appare poco probabile una rottura verso i target inferiori di 56,5 e 56 dollari. Sul fronte opposto, la resistenza di maggiore rilievo si colloca a 65 dollari: un obiettivo che, nel brevissimo termine, risulta difficilmente raggiungibile alla luce della debolezza mostrata dai recenti tentativi di rialzo. Più realistico, invece, è un ritorno verso le resistenze intermedie a 62,8 e 63,5 dollari, già evidenziate in precedenti movimenti.
Il gas naturale continua a scambiarsi sopra il livello intermedio di 4,5 dollari, mantenendosi quindi in pieno territorio rialzista nonostante i recenti arretramenti. Questo supporto si conferma solido e rappresenta la base da cui il mercato potrebbe riprendere slancio.
Il ritorno sul massimo relativo di 4,680 dollari appare plausibile già nel breve periodo, con la possibilità di ulteriori estensioni rialziste qualora la pressione degli acquisti dovesse intensificarsi. In tale scenario, il superamento deciso di questa soglia aprirebbe la strada verso obiettivi più ambiziosi, rafforzando la struttura tecnica positiva della commodity.
Se il supporto a 4,50 dollari, base dell’attuale fase rialzista, dovesse cedere, allora il livello immediatamente inferiore si troverebbe a 4,30 dollari e poi a 4,10/4 dollari tondi.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.