L'Argento inizia ad indebolirsi dopo che i mercati iniziano a scontare che il conflitto in Medio Oriente avrà un impatto sull'inflazione inferiore al temuto.
Il prezzo dell’Argento si muove con cautela attorno alla soglia degli 86,50 $ l’oncia nella sessione europea, mantenendosi in territorio leggermente negativo dopo una fase di volatilità contenuta. Il metallo prezioso, tradizionalmente considerato un bene rifugio, sta risentendo del progressivo miglioramento del sentiment globale, in un contesto in cui i timori legati all’impatto inflazionistico del conflitto in Medio Oriente sembrano ridimensionarsi rispetto alle attese iniziali.
Uno degli elementi chiave che sta influenzando l’Argento è il raffreddamento dei prezzi del petrolio. Dopo i forti rialzi delle scorse settimane, il greggio ha mostrato segnali di stabilizzazione. Secondo alcune indiscrezioni, l’EIA starebbe valutando un massiccio rilascio di riserve strategiche per contenere eventuali shock sull’offerta. L’operazione ipotizzata supererebbe persino i 182 milioni di barili immessi sul mercato nel 2022 in risposta alla crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina. Un simile intervento contribuirebbe ad attenuare le pressioni sui prezzi energetici e, di conseguenza, sulle aspettative di inflazione.
Questo scenario riduce temporaneamente l’appeal difensivo del metallo prezioso. Se l’inflazione dovesse risultare meno persistente del previsto, la Federal Reserve potrebbe tornare a considerare un percorso più accomodante nei prossimi mesi. Un contesto di tassi potenzialmente in calo, in teoria, favorisce gli asset come l’Argento, tuttavia, nel breve termine, il miglioramento dell’umore degli investitori sta spingendo parte dei flussi verso asset più rischiosi, limitando la domanda di copertura.
Dal punto di vista macroeconomico, l’attenzione degli investitori si concentra ora sui dati statunitensi sull’inflazione. L’Indice dei Prezzi al Consumo (CPI) e, soprattutto, l’indicatore PCE previsto per venerdì, saranno determinanti per orientare le aspettative sui tassi. Una lettura moderata potrebbe favorire un recupero del metallo prezioso, mentre dati più solidi rafforzerebbero il biglietto verde e potrebbero mantenere l’Argento sotto pressione.
Al momento della scrittura il prezzo del metallo prezioso quota 86,648 $, in ribasso dell’1,91% con gli orsi che stanno spingendo fortemente sfruttando la falsa rottura dal livello chiave degli 88 $. Una chiusura negativa sotto gli 87 $ permetterebbe ai ribassisti di poter spingere l’Argento, senza grossi ostacoli, e raggiungere il livello annuale degli 84,03 $.
Un ritorno della pressione dei tori verrebbe confermata solo da una chiusura positiva sopra il livello chiave degli 88 $, con il metallo prezioso che potrebbe ritestare il livello annuale dei 91,273 $.
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Consulente Finanziario Indipendente, laureato in Scienze Economiche e specializzato in Corporate Finance e Value Investing. Esperto in analisi tecno-grafica e fondamentale dei mercati, supporta gli investitori nel raggiungimento dei loro obiettivi finanziari attraverso una sana pianificazione basata sul valore reale dell'economia.