Robotica e umanoidi, un tema per investitori alla ricerca di una roadmap per cogliere i trend più redditizi del prossimo futuro. Dai robot industriali agli umanoidi domestici.
Robotica e umanoidi. Pensare a un mondo in cui ci siano altri esseri con due gambe e due braccia che circolano per le strade è ancora relegato a film come “Io, Robot” del 2004, con protagonista Will Smith nei panni di un agente di polizia con un cattivo rapporto con i robot.
Eppure le cose stanno per cambiare molto rapidamente. Secondo un’analisi di Bank of America citata dal Financial Lounge, entro il 2030 avremo 1 milione di robot umanoidi in circolazione e diventeranno 3 miliardi entro il più lontano 2060.
Dunque una rivoluzione simile a quella delle automobili. E se da un punto di vista etico si può filosofeggiare fino alla prossima alba, per gli investitori è forse questo il momento di analizzare la situazione e capire se ci sono già opportunità da cogliere.
L’inchiesta di Bank of America sottolinea come esistano già 4,5 milioni di robot industriali operativi fino al 2024, anno in cui ne sono stati aggiunti 540mila.
Altre stime industriali suggeriscono che il mercato globale della robotica vale oggi circa 40–50 miliardi di dollari e cresce con un CAGR del 10–15%.
La robotica umanoide è una sotto‑categoria ancora piccola, ma con tassi di crescita potenziali molto più elevati (30–40% annuo nelle stime più aggressive).
E quelli che seguono sono i segmenti più promettenti:
L’intelligenza artificiale (IA) gioca un ruolo fondamentale nell’accelerazione. Gli algoritmi di autoapprendimento sono sempre più sofisticati e performanti, permettendo ai robot di assumere il controllo di processi complessi prima possibili solo all’uomo.
Dal lato dell’hardware, poi, gli ingegneri hanno sviluppato giunti altamente snodabili capaci di sostenere gli stessi compiti di un operaio o di superarlo in capacità.
Dunque le abilità acquisite sono particolarmente avanzate. I robot umanoidi possono alzare pacchi pesanti, camminare su terreni disconnessi, correre una maratona e vincerla con tempi equivalenti o migliori di un maratoneta umano, sono in grado di manovrare mezzi di piccole dimensioni.
I robot umanoidi, in un futuro non molto lontano, diventeranno delle casalinghe perfette. Saranno capaci di sostituirci in molti dei compiti domestici, oppure di supportarci nelle manutenzioni ordinarie in appartamento e fuori di esso.
Faranno la spesa al supermercato per noi? Sì, dal momento che possono già correre una maratona da 42 chilometri e vincerla contro un corridore professionista.
Muratori, idraulici, elettricisti. Sono mestieri per i quali c’è alta richiesta e poca offerta. Tanti giovani si rifiutano di svolgere attività che, a fronte di una buona o elevata retribuzione, sono considerati gravosi o erroneamente percepiti come poco gratificanti.
Se questo sarà il trend anche per i prossimi decenni, abituiamoci all’idea di vedere assistenti carpentieri umanoidi e braccianti agricoli robot.
Fino a qualche anno fa un robot umanoide costava 1,5 milioni di dollari e non aveva le prestazioni di un suo “collega” più recente. Adesso i prezzi sono scesi a 50mila dollari per unità (prezzo medio).
Questo significa che una persona con sufficienti risorse economiche può permettersi di acquistare versioni base di robot umanoidi per assolvere compiti specifici. Le imprese possono optare per modelli con capacità avanzate e specializzate a prezzi non stellari.
Tesla (TLSA) spinge molto sui suoi Tesla Optimus, un robot umanoide sviluppato inizialmente per assolvere compiti complessi all’interno degli stabilimenti industriali, ma che dalle prossime versioni sarà in grado di svolgere compiti di base in un contesto casalingo.
BostonDynamics, invece, ha sviluppato Atlas e lo ha dedicato esclusivamente ad attività di fabbrica. Può essere inserito nelle catene di montaggio, nei magazzini per lo spostamento di materiali. Il robot umanoide di BostonDynamics ha una capacità operativa di 4 ore, per impieghi superiori si reca in automatico presso il box di sostituzione e ricarica dei pacchi batteria e riprende il lavoro. Molto interessante la possibilità di sostituire gli strumenti staccando parti delle braccia e l’upgrade di altre parti.
Accanto ai produttori è facile immaginare che si svilupperanno tutta una serie di aziende per la fornitura di componenti essenziali da integrare nei robot e altre aziende che si specializzeranno nella produzione di parti di ricambio.
Per creare un robot servono un’ampia gamma di componenti hardware e software.
Gli attuali robot umanoidi sono ancora molto dipendenti dal supporto di un essere umano che gli impartisca ordini costanti per operare.
Tale limite viene superato con la programmazione dei lavori da svolgere, ma è presumibile che le future generazioni di robot umanoidi saranno in grado di gestire in autonomia un numero più ampio di compiti.
Dal lato dell’autonomia servirà aumentare la capacità dei pacchi batteria, anche attraverso la ricerca e lo sviluppo di batterie ad alta capacità oggi non ancora esistenti. Per una industria, infatti, il costo dei pacchi batteria sul lungo periodo potrebbe incidere troppo sul costo complessivo di gestione di ogni singolo robot umanoide.
L’aggiunta di sensori tattili, di nasi elettronici e di un’adeguata capacità di comprensione dei comandi vocali, potranno rendere queste macchine dei quasi perfetti equivalenti degli operai umani.
Al momento mancano standard globali su sicurezza, interoperabilità e responsabilità civile dei danni compiuti da un robot umanoide e altri tipi di robot.
L’Unione Europea è al lavoro per stendere delle linee guida, ma siamo ancora lontani da un’applicazione normativa globale che tenga conto degli aspetti più rilevanti:
La robotica nella quotidianità è un dato di fatto acquisito da tempo. Le soluzioni commerciali più avanzate del momento sono le auto, gli autobus e i treni metropolitani a guida autonoma con monitoraggio continuo a distanza.
Nel prossimo futuro la guida autonoma è destinata a prendere il sopravvento anche nel settore dei trasporti pesanti di merci.
Nei magazzini della logistica i robot smistano pacchi, collocano prodotti sugli scaffali verticali dei magazzini, recuperano parti di ricambio dai depositi, in fabbrica movimentano componenti da un reparto all’altro.
Investire in robotica e in umanoidi è già possibile. In Europa la francese Airbus (AIR) e la svedese Hexagon (HEXA) sono società quotate in Borsa da lungo tempo.
Quindi c’è Tesla (TLSA) negli Stati Uniti d’America, invece in Cina ci sono Xiaomi Corp (1810), BYD Company (1211), Ubtech Robotics Corp. (9880), Horizon Robotics (9660) tutte quotate sulla Borsa di Hong Kong.
Il settore delle robotica e umanoidi è affascinante, ma come investitori bisogna guardare ai rischi. Le società che oggi promettono di battere i competitor, un giorno potrebbero addirittura scomparire.
Bisogna fare attenzione a quelle società che sono in una fase pre-ricavi, perché non hanno ancora provato di essere aziende di successo.
Regole stringenti sull’uso domestico o lavorativo applicate da alcune nazioni, potrebbero avere impatti negativi sull’intero settore.
Senza dimenticare il rischio supply chain e la dipendenza da poche nazioni produttrici di chip avanzati e di materie prime critiche.
Scrittore web freelance dal 2013, scrive di crypto economy dal 2016 e di fintech e mercati azionari dal 2018. Scrive inoltre di economia digitale.Dal 2018 collabora per FXEmpire.it scrivendo di crypto e mercati azionari con particolare attenzione a Borsa Italiana. Inoltre, cura la pubblicazione di articoli formativi a cadenza domenicale per l'area Formazione del sito di FX Empire Italia.