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L’economia circolare entra nell’industria: benefici per investitori

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Fabio Carbone
Pubblicato: Feb 22, 2026, 14:27 GMT+00:00
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L'economia circolare entra nell'industria. Quali i benefici per le società quotate in Borsa e le opportunità per gli investitori attenti ai criteri ESG.

L'economia circolare entra nell'industria

L’anno 2026 segna una linea di demarcazione fondamentale per l’industria globale: l’economia circolare non è più vista come un semplice orizzonte desiderabile o una scelta etica accessoria, ma diventa una condizione strutturale e necessaria per competere sul mercato.

In questo scenario, la circolarità si trasforma in una leva strategica trasversale che incide direttamente sulla redditività, sulla resilienza delle catene del valore e sulla solidità finanziaria delle imprese.

Per gli investitori, questo cambiamento rappresenta un’opportunità cruciale per identificare realtà aziendali capaci di mitigare i rischi operativi e di generare valore nel lungo periodo attraverso modelli di business innovativi e sostenibili.

La svolta del 2026: dalla conformità al vantaggio competitivo

Il panorama industriale è spinto verso la circolarità delle risorse da un quadro normativo europeo sempre più stringente, che mira a rendere le prestazioni ambientali misurabili e comparabili.

L’applicazione di regolamenti come, ad esempio, il PPWR per gli imballaggi, l’evoluzione dell’Ecodesign e l’introduzione del Passaporto Digitale di Prodotto (DPP) stanno costringendo le imprese a riprogettare non solo i prodotti, ma intere filiere.

Questo passaggio dal “gestire il rifiuto” al “progettare il prodotto” riduce drasticamente l’esposizione aziendale a sanzioni e rischi di non conformità. Per un investitore, un’azienda che adotta criteri di ecodesign fin dalle fasi iniziali dimostra una visione lungimirante che previene l’obsolescenza normativa e ottimizza l’uso delle risorse, migliorando i margini operativi.

Benefici economici e accesso facilitato al credito

I dati evidenziano che la circolarità produce vantaggi economici tangibili e misurabili. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Clean Tech 2025, oltre il 55% delle imprese che hanno investito in economia circolare riscontrano benefici economici concreti, con un 70% che indica una riduzione dei costi operativi e un 31% che riporta un miglioramento della redditività.

Un aspetto di particolare interesse per gli investitori è il legame diretto tra circolarità e merito creditizio. Il 20% delle imprese dichiara già di aver ottenuto un migliore accesso al credito grazie ai propri investimenti in sostenibilità. Banche e fondi d’investimento utilizzano sempre più spesso i KPI della Tassonomia UE per valutare la solidità e il profilo di rischio di un’azienda; pertanto, le realtà che integrano la circolarità delle materie prime nei propri business plan risultano decisamente più attrattive e meno rischiose.

Resilienza delle filiere e autonomia strategica

In un contesto geopolitico instabile, la gestione delle materie prime è diventata una variabile critica per la continuità aziendale. L’economia circolare funge da strumento di autonomia strategica, permettendo alle imprese di ridurre la dipendenza dalle importazioni di materie prime critiche attraverso il riciclo e il recupero di materia.

Gli investitori guardano con favore alle aziende che mappano le proprie dipendenze e stipulano accordi di filiera per garantire la disponibilità e la tracciabilità delle materie prime seconde (MPS). Saper gestire queste asimmetrie di mercato non solo protegge l’azienda dalla volatilità dei prezzi delle materie vergini, ma assicura una stabilità operativa che si traduce in una crescita più costante e prevedibile.

Tracciabilità e dati: le nuove metriche della fiducia

Dunque la circolarità deve essere dimostrata con dati rigorosi per essere credibile agli occhi degli stakeholder. L’adozione di standard riconosciuti, come la norma UNI/TS 11820, consente di trasformare le performance ambientali in indicatori quantitativi certi (KPI).

La “Data Responsibility” diventa quindi un asset competitivo: le imprese che costruiscono sistemi di raccolta dati affidabili lungo tutta la filiera offrono agli investitori una trasparenza senza precedenti. Questo riduce drasticamente il rischio di greenwashing e le conseguenti ricadute reputazionali e finanziarie, garantendo che i claim ambientali siano supportati da metodologie solide come l’Analisi del Ciclo di Vita (LCA).

Veicoli di investimento: l’ascesa degli ETF sull’economia circolare

Per l’investitore retail che desidera esporsi a questo megatrend senza selezionare singoli titoli, il mercato offre oggi strumenti diversificati e liquidi. Gli ETF (Exchange Traded Funds) focalizzati sulla circular economy hanno mostrato performance resilienti, spesso sovraperformando gli indici industriali tradizionali grazie alla minore esposizione alla volatilità delle materie prime vergini.

Tra i principali strumenti disponibili sui mercati europei troviamo:

  • VanEck Circular Economy UCITS ETF (REUS): Questo fondo seleziona società che traggono almeno il 50% dei ricavi da attività legate al riciclo, all’efficienza delle risorse e alla produzione sostenibile. Nel 2025 ha mostrato una crescita solida, includendo nel portafoglio leader globali come Waste Management Inc e Umicore.
  • BNP Paribas Easy ECPI Circular Economy Leaders: Un ETF che punta sulle 50 società a livello mondiale che meglio integrano i principi di circolarità nei loro processi core. La sua composizione settoriale spazia dai beni di consumo discrezionali all’industria pesante, offrendo una diversificazione ottimale.
  • Xtrackers MSCI Global Circular Economy UCITS ETF: Questo strumento replica un indice di società che operano nel recupero di materiali critici, nella bio-economia e nella fornitura di servizi che estendono la vita utile dei prodotti.

Questi fondi permettono agli investitori di catturare il valore generato non solo dalle aziende che “puliscono”, ma soprattutto da quelle che “abilitano” la transizione, come i produttori di software per la tracciabilità e i fornitori di tecnologie per il recupero dei metalli preziosi dalle componenti elettroniche.

Società quotate leader: esempi di risparmio e rigenerazione

Analizzando i bilanci delle grandi aziende quotate, emerge chiaramente come la circolarità si traduca in risparmio diretto di costi e apertura di nuovi flussi di ricavo. Alcuni casi studio sono diventati punti di riferimento per gli analisti finanziari:

Schneider Electric: Efficienza e Servitizzazione

Il colosso francese della gestione dell’energia ha integrato la circolarità attraverso il modello “Product-as-a-Service”. Invece di limitarsi a vendere hardware, Schneider offre servizi di manutenzione predittiva e aggiornamento tecnologico che estendono la vita dei componenti. Entro il 2025, l’azienda si è posta l’obiettivo di evitare l’utilizzo di migliaia di tonnellate di risorse primarie attraverso il recupero dei prodotti a fine vita. Per gli investitori, questo significa ricavi ricorrenti (abbonamenti) e una maggiore fedeltà del cliente, riducendo la ciclicità tipica del settore industriale.

Umicore: La miniera urbana

Azienda belga quotata, Umicore ha trasformato il proprio business model diventando leader nel riciclo di metalli preziosi da catalizzatori esausti e batterie. In un mondo che corre verso l’elettrificazione, la capacità di Umicore di recuperare cobalto, nichel e litio “chiudendo il cerchio” rappresenta un vantaggio competitivo enorme rispetto a chi dipende esclusivamente dall’estrazione mineraria, soggetta a rischi geopolitici e fluttuazioni di prezzo violente.

Tomra Systems: Tecnologia per la raccolta

La norvegese Tomra è un esempio puramente tecnologico di circular economy. Fornisce sistemi di selezione basati su sensori per il riciclo dei rifiuti e sistemi di raccolta con cauzione (RVM). La sua posizione di quasi-monopolio in molti mercati europei, spinta dalle nuove direttive UE sugli imballaggi, la rende un titolo “difensivo” ma con tassi di crescita tipici del settore tech.

Conclusione

L’integrazione dell’economia circolare nei processi industriali rappresenta il superamento di un modello lineare ormai inefficiente e rischioso. Per gli investitori, le imprese “circolari” del 2026 non sono solo realtà più sostenibili, ma organizzazioni più solide, efficienti e pronte a navigare le sfide di un mercato globale in trasformazione.

Investire nella circolarità industriale significa, in ultima analisi, puntare su modelli capaci di generare un valore economico duraturo, protetto dalle fluttuazioni delle risorse e pienamente allineato alle traiettorie di sviluppo delle future politiche economiche europee.

Sull'Autore

Scrittore web freelance dal 2013, scrive di crypto economy dal 2016 e di fintech e mercati azionari dal 2018. Scrive inoltre di economia digitale.Dal 2018 collabora per FXEmpire.it scrivendo di crypto e mercati azionari con particolare attenzione a Borsa Italiana. Inoltre, cura la pubblicazione di articoli formativi a cadenza domenicale per l'area Formazione del sito di FX Empire Italia.

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