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Investire in Energia: il futuro è nell’integrazione delle fonti (non nella transizione)

Da: 
Fabio Carbone
Investire in Energia
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Investire in Energia con un nuovo approccio. Il futuro è nell'integrazione energetica delle fonti e non nella transizione energetica che punta alla sola sostituzione.

Quando ci si avvicina all’argomento investire in energia, guardando al presente e al futuro, bisognerebbe parlare di transizione energetica o di integrazione energetica?

Secondo l’ad di Snam, Agostino Scornajenchi, bisogna andare verso un processo di integrazione energetica e non di esclusione di fonti di energia per lasciare il posto ad altre, come suggerisce la transizione energetica.

La riflessione non è da poco e investe pienamente gli investimenti in atto nel settore energetico nazionale, europeo e globale. Le crisi energetiche verificatesi in successione dal 2022 in poi, ci mostrano in effetti che aver chiuso le centrali nucleari in Germania, l’aver chiuso oltre 30 raffinerie in Europa negli ultimi 25 anni, l’aver basato la nostra sicurezza energetica su pochi paesi non democratici, ci ha portati a una condizione di sudditanza.

E come le crisi energetiche di questi anni hanno colpito l’Europa, hanno colpito duramente anche i paesi asiatici dipendenti dalle importazioni di materie prime energetiche. Paesi, quelli asiatici, che spesso non hanno neppure una politica sulle riserve strategiche.

Dunque l’integrazione energetica dovrebbe prendere il sopravvento sulla transizione energetica?

Le lezioni delle crisi energetiche dal 2022 a oggi

Le crisi energetiche degli ultimi anni hanno segnato uno spartiacque nel dibattito sulla sicurezza degli approvvigionamenti. L’invasione russa dell’Ucraina ha evidenziato la fragilità  di un modello energetico costruito su una forte dipendenza da pochi fornitori esterni, mentre la volatilità  dei prezzi delle materie prime ha mostrato quanto l’energia rappresenti un elemento centrale per la stabilità economica e sociale.

Per oltre un decennio il dibattito energetico occidentale si è concentrato prevalentemente sulla decarbonizzazione. Gli eventi recenti hanno però riportato all’attenzione un altro concetto altrettanto fondamentale: la sicurezza energetica.

La crescita economica, la competitività industriale e persino la stabilità politica di un Paese dipendono dalla disponibilità continua di energia a costi sostenibili. Quando una di queste condizioni viene meno, i contraccolpi si riflettono sull’intero sistema economico, dall’industria manifatturiera fino ai consumatori finali.

Le crisi degli ultimi anni non hanno necessariamente smentito gli obiettivi della transizione energetica, ma hanno evidenziato come la sostenibilità ambientale non possa essere perseguita separatamente dalla sicurezza degli approvvigionamenti e dalla resilienza delle infrastrutture.

Perché il gas resta una risorsa strategica

In questo scenario il gas naturale continua a occupare una posizione particolare all’interno del mix energetico globale.

La sua rilevanza non deriva soltanto dal volume dei consumi, ma soprattutto dalla funzione che esso svolge all’interno del sistema energetico.

Le fonti rinnovabili, pur avendo registrato una crescita straordinaria nell’ultimo decennio, restano per loro natura dipendenti dalle condizioni meteorologiche. Nei momenti di minore produzione da parte di impianti eolici e fotovoltaici, il sistema necessita di fonti programmabili in grado di garantire continuità e stabilità alla rete elettrica.

È in questo contesto che assume significato la riflessione dell’ad di Snam. Considerare il gas esclusivamente come una fonte destinata a essere eliminata rischia infatti di sottovalutare il ruolo sistemico che esso continua a svolgere. Più che una materia prima concorrente delle soluzioni rinnovabili, il gas rappresenta oggi una componente che ne facilita l’integrazione all’interno dei sistemi energetici moderni.

Il punto centrale non è stabilire se il gas debba o meno esistere nel lungo termine, ma comprendere quale funzione possa svolgere durante l’evoluzione del sistema energetico verso modelli a minore intensità carbonica.

Dalla transizione all’integrazione energetica

È probabilmente qui che emerge il vero significato del concetto espresso da Scornajenchi.

Per anni la transizione energetica è stata interpretata come un processo di sostituzione progressiva: una fonte energetica esce di scena mentre un’altra ne prende il posto. Si tratta di una rappresentazione intuitiva, ma sempre meno aderente alla complessità del sistema energetico contemporaneo.

L’energia non funziona come una staffetta in cui un corridore sostituisce il precedente. Funziona piuttosto come un’orchestra, nella quale strumenti diversi svolgono funzioni differenti contribuendo alla riuscita dell’intera esecuzione.

L’integrazione energetica si basa proprio su questo principio. Non ricerca l’eliminazione delle fonti esistenti, ma la loro complementarità.

  • Le rinnovabili riducono le emissioni e abbassano il costo marginale della produzione elettrica.
  • Le infrastrutture del gas garantiscono flessibilità.
  • Gli accumuli permettono di gestire l’intermittenza.
  • Le reti elettriche mettono in comunicazione territori e mercati differenti.
  • L’idrogeno e i nuovi combustibili possono contribuire alla decarbonizzazione dei comparti più complessi.

La vera sfida non consiste dunque nella ricerca di una fonte energetica dominante, ma nella costruzione di un sistema capace di combinare tecnologie differenti in modo efficiente, sicuro e sostenibile.

L’integrazione energetica come tema di investimento

Se questa interpretazione è corretta, anche il modo di investire nel settore energetico potrebbe subire una profonda evoluzione.

Per lungo tempo gli investitori hanno cercato di individuare la tecnologia vincente della transizione energetica. Oggi, invece, il valore tende a spostarsi verso le infrastrutture che consentono alle diverse tecnologie di convivere e cooperare.

Reti intelligenti, sistemi di accumulo, terminali di gas naturale liquefatto, impianti di biometano, interconnessioni internazionali e infrastrutture per l’idrogeno rappresentano tutti tasselli dello stesso mosaico.

In altre parole, il tema d’investimento non è più soltanto la crescita di una specifica fonte energetica, ma la costruzione di un ecosistema energetico resiliente. È un cambiamento sottile ma fondamentale, perché sposta l’attenzione dalla singola tecnologia all’efficienza complessiva del sistema.

Sicurezza energetica e competitività  industriale

La disponibilità di energia abbondante e affidabile rappresenta uno dei principali fattori di competitività economica.

Gli Stati Uniti, grazie alla disponibilità di risorse energetiche domestiche, hanno potuto beneficiare negli ultimi anni di costi energetici relativamente più contenuti rispetto a molte economie europee. Parallelamente, numerosi Paesi asiatici stanno investendo simultaneamente in rinnovabili, gas, nucleare, accumuli e infrastrutture di rete, perseguendo una strategia di diversificazione piuttosto che di sostituzione.

Per l’Europa la sfida appare particolarmente complessa. L’obiettivo della decarbonizzazione deve infatti convivere con la necessità di preservare la competitività  del sistema industriale e di evitare nuove forme di dipendenza strategica.

Una politica energetica efficace non dovrebbe scegliere tra sostenibilità e sicurezza, ma ricercare un equilibrio tra entrambe. La sicurezza energetica non rappresenta infatti un’alternativa alla transizione ecologica; ne costituisce una condizione indispensabile.

Le responsabilità verso le generazioni future

Spesso il dibattito energetico viene presentato come una scelta tra ambiente ed economia. In realtà le generazioni future avranno bisogno di entrambe le cose.

Un sistema energetico sostenibile dovrà certamente ridurre le emissioni e limitare l’impatto ambientale delle attività umane. Al tempo stesso dovrà garantire stabilità agli approvvigionamenti, sostenere la crescita economica e offrire resilienza di fronte alle inevitabili crisi geopolitiche e finanziarie del futuro.

Da questa prospettiva, l’integrazione energetica assume un significato ancora più profondo. Non si tratta semplicemente di una strategia industriale o di una scelta tecnologica. Si tratta di costruire un sistema capace di adattarsi ai cambiamenti, di assorbire gli shock e di continuare a garantire prosperità alle generazioni che verranno.

Conclusione

Per oltre vent’anni il concetto di transizione energetica ha guidato le politiche pubbliche e gli investimenti nel settore energetico. Oggi, tuttavia, la crescente complessità dello scenario globale sembra richiedere un approccio più articolato.

Le crisi degli ultimi anni hanno mostrato che sostenibilità, sicurezza energetica e competitività industriale non possono essere considerate obiettivi separati. Devono essere perseguite simultaneamente.

È proprio in questo contesto che il concetto di integrazione energetica acquista rilevanza strategica. Il futuro potrebbe non appartenere a una singola fonte energetica destinata a prevalere sulle altre, ma a sistemi capaci di combinare tecnologie diverse in modo efficiente e resiliente.

In fondo, la vera lezione emersa dagli eventi recenti è che l’energia assomiglia molto a un portafoglio d’investimento: la solidità non nasce dalla concentrazione delle risorse su un’unica soluzione, ma dalla capacità di integrare strumenti diversi all’interno di una strategia equilibrata e sostenibile nel tempo.

Sull'Autore

Scrittore web freelance dal 2013, scrive di crypto economy dal 2016 e di fintech e mercati azionari dal 2018. Scrive inoltre di economia digitale.Dal 2018 collabora per FXEmpire.it scrivendo di crypto e mercati azionari con particolare attenzione a Borsa Italiana. Inoltre, cura la pubblicazione di articoli formativi a cadenza domenicale per l'area Formazione del sito di FX Empire Italia.

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