Il prezzo del petrolio greggio WTI è tornato in forte rialzo nelle ultime sedute, sostenuto dalla possibilità di nuovi attacchi statunitensi (forse congiunti con Israele) contro Teheran, che potrebbero contribuire a un ulteriore inasprimento del conflitto in Medio Oriente.
Donald Trump ha chiaramente affermato che gli Stati Uniti potrebbero lanciare “another little Epic Fury” contro nuovi bersagli e le prossime ore potrebbero rivelarsi particolarmente delicate per gli equilibri dell’area e per l’andamento dei mercati energetici.
Rimane invece decisamente più debole il gas naturale, che ha concluso la scorsa settimana fin sotto l’obiettivo intermedio di 2,650 dollari e dunque sui minimi degli ultimi tre mesi. Il cedimento di questo supporto conferma la persistente pressione ribassista e il prossimo target bearish si colloca in area 2,50 dollari, già sotto test in questa riapertura.
Precisamente, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna 101,05 dollari al barile e il gas naturale è ancora in forte calo a 2,518 dollari.
Previsioni sul prezzo del petrolio greggio WTI
Il petrolio greggio WTI ha superato con relativa facilità la soglia psicologica dei 100 dollari al barile e potrebbe mantenersi al di sopra di questa fascia di prezzo alla luce delle crescenti tensioni geopolitiche e delle minacce di nuovi attacchi contro Teheran.
A influenzare il sentiment dei mercati contribuiscono anche le indiscrezioni secondo cui l’Iran potrebbe prendere di mira diplomatici statunitensi, sebbene si tratti di informazioni provenienti da valutazioni d’intelligence fatte trapelare dal segretario di Stato Marco Rubio e che dunque sarebbe saggio interpretate con una certa dose di scetticismo.
Dopo il poderoso rally delle ultime ore, il principale obiettivo rialzista resta collocato in area 110 dollari al barile, sui massimi dell’anno. Un ritorno su questi livelli appariva fino a poco tempo fa piuttosto improbabile, ma l’eventuale emergere di nuovi fattori di tensione potrebbe favorire un’accelerazione sufficiente a sostenere un recupero di tale portata. In caso di estensione del movimento, non sono da escludere ulteriori allunghi speculativi oltre questa soglia.
Un riassorbimento degli attuali rialzi, invece, potrebbe concretizzarsi soltanto con un ritorno delle quotazioni sotto i 100 dollari al barile. In tale scenario, il mercato tornerebbe ad avvicinarsi ai supporti di 98 e 95 dollari, entrambi considerati particolarmente solidi e potenzialmente in grado di contenere una prima fase correttiva.
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Il prezzo del gas naturale, diversamente dal petrolio greggio, sta vivendo una fase ribassista alimentata dalle previsioni meteo negli Stati Uniti, giudicate più miti del previsto. Dopo il cedimento della soglia di 2,80 dollari, però, il quadro tecnico si è deteriorato sensibilmente, con le quotazioni tornate sui minimi degli ultimi tre mesi. Un’ulteriore estensione della pressione bearish potrebbe riportare il prezzo verso il successivo supporto di rilievo a 2,50 dollari.
Per recuperare terreno, il gas naturale dovrà quantomeno riconquistare il livello di 2,80 dollari e, da lì, tentare un avvicinamento al target psicologico dei 3 dollari tondi. Fino a una settimana fa, questo riferimento rappresentava lo spartiacque tra uno scenario marcatamente rialzista e uno moderatamente ribassista; oggi, invece, si configura come la principale resistenza da superare per favorire un recupero solido, credibile e duraturo delle quotazioni del gas naturale.
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