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I nuovi mercati del carbonio su cui investire

Da: 
Fabio Carbone
mercati del carbonio
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I nuovi mercati del carbonio su cui investire guardano alla cattura della CO2. I certificati saranno certificati su blockchain, nei prossimi 10 anni il settore potrebbe entrare in trend.

Mentre nell’Unione Europea va avanti una battaglia politica ideologica e di esigenza pratica sugli ETS (EU Emissions Trading System) di cui alcune nazioni, tra cui l’Italia, ne chiedono la modifica se non l’abolizione, noi ci poniamo nei panni dell’investitore per domandarci quali sono i nuovi mercati del carbonio su cui investire.

Perché non si dovrebbe più parlare solo di acquisto di crediti di CO2, ma anche della rimozione del carbonio dall’atmosfera. Attorno alla cattura del carbonio può infatti nascere un asset class con un valore economico certificabile dalle soluzioni digitali.

La cattura della CO2, per alcuni osservatori, nei prossimi 10 anni potrebbe evolversi in una maniera simile, per importanza, a quella vissuta dalle energie rinnovabili tra il 2005 e il 2020: da nicchia tecnologica a mercato globale con operatori quotati in Borsa, infrastrutture dedicate e flussi di capitale istituzionale.

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Oltre l’ESG: nasce l’economia della rimozione del carbonio

Per anni il mercato dei crediti di carbonio è stato dominato da progetti di compensazione tradizionali, come la riforestazione o la produzione di energia rinnovabile. Oggi, tuttavia, gli investitori più sofisticati stanno guardando a un segmento differente: quello del carbon removals. Ossia le tecnologie e i processi capaci di rimuovere fisicamente CO2 dall’atmosfera.

La crescente pressione normativa e gli obiettivi “net zero” di governi e grandi aziende stanno favorendo una distinzione sempre più netta tra crediti di compensazione tradizionali e crediti di rimozione ad alta integrità ambientale. I mercati stanno iniziando a premiare soprattutto quest’ultima categoria, percepita come più verificabile, durevole e credibile (perché certificati che “compensano” l’emissione di CO2 sono solo una tassa sulle imprese e non uno strumento di rimozione della stessa dall’atmosfera).

Per l’investitore questo cambiamento apre tre aree di interesse particolarmente promettenti:

  • crediti di rimozione tecnologica e biologica;
  • mercati volontari premium ad alta qualità;
  • tokenizzazione dei crediti di carbonio tramite blockchain.

DAC e biochar: i crediti di rimozione diventano una commodity emergente

Il segmento oggi più innovativo è quello dei Carbon Dioxide Removal (CDR).

Tra le tecnologie più osservate troviamo il Direct Air Capture (DAC), che cattura direttamente la CO2 presente nell’aria e la stocca in modo permanente in formazioni geologiche. Il vantaggio principale è l’elevata verificabilità del processo e la permanenza della rimozione per periodi molto lunghi. Lo svantaggio rimane il costo elevato: alcuni crediti DAC possono superare i 1.000 dollari per tonnellata di CO2 rimossa. Tra i principali operatori figurano Climeworks, Heirloom e 1PointFive.

Accanto al DAC sta crescendo rapidamente il mercato del biochar, materiale ottenuto dalla pirolisi della biomassa. Il carbonio contenuto nei residui vegetali viene trasformato in una forma stabile che può restare sequestrata per decenni o secoli nel terreno. Rispetto al DAC, il biochar presenta costi inferiori e una maggiore maturità commerciale. Le vendite di crediti biochar hanno registrato una forte accelerazione negli ultimi anni e numerosi grandi acquirenti istituzionali stanno utilizzando questa tecnologia nei propri programmi di decarbonizzazione.

Dal punto di vista finanziario, il valore non risiede soltanto nel credito stesso ma nell’intera filiera:

  • produttori di impianti DAC;
  • operatori di stoccaggio della CO2;
  • produttori di biochar;
  • piattaforme di monitoraggio e certificazione;
  • soggetti specializzati nel Measurement, Reporting & Verification (MRV).

L’investitore potrebbe quindi trovarsi di fronte a un ecosistema industriale molto più ampio del semplice mercato dei crediti.

I mercati volontari premium: la qualità sostituisce la quantità

Dopo le controversie che negli ultimi anni hanno coinvolto alcuni progetti forestali e crediti di bassa qualità, il mercato volontario sta attraversando una fase di selezione.

Gli acquirenti istituzionali cercano sempre più crediti che soddisfino criteri rigorosi di:

  • addizionalità;
  • permanenza;
  • trasparenza;
  • assenza di doppio conteggio;
  • verifica indipendente.

Per questo motivo stanno emergendo i cosiddetti premium carbon credits, spesso certificati da standard come Verra, Gold Standard o dai nuovi framework di integrità del mercato volontario.

La conseguenza, non molto positiva, è una crescente segmentazione del mercato. Non tutti i crediti di carbonio, infatti, valgono allo stesso modo.

Mentre i crediti basati sull’evitamento delle emissioni tendono a subire pressioni sui prezzi, i crediti di rimozione certificata e ad alta permanenza stanno ottenendo premi significativi. Alcuni osservatori ritengono che nel tempo possano svilupparsi veri e propri benchmark di mercato, analogamente a quanto avviene oggi per le materie prime energetiche.

Per gli investitori ciò significa che il fattore decisivo potrebbe non essere più il volume dei crediti generati, bensì la loro qualità certificata.

La tokenizzazione dei crediti: quando la CO2 entra nella finanza digitale

La terza frontiera è probabilmente la più speculativa ma anche la più innovativa.

La tokenizzazione dei crediti di carbonio consiste nella trasformazione di un credito verificato in un asset digitale registrato su blockchain. Ogni token rappresenta generalmente una tonnellata di CO2 ridotta o rimossa e può essere trasferito, negoziato o ritirato attraverso smart contract.

I sostenitori di questo modello evidenziano diversi vantaggi:

  • maggiore trasparenza;
  • tracciabilità completa delle transazioni;
  • riduzione (ma non totale eliminazione) del rischio di doppio conteggio;
  • accesso semplificato agli investitori globali;
  • possibilità di frazionamento dell’asset.

In pratica, la blockchain potrebbe svolgere per il mercato del carbonio ciò che i sistemi elettronici di negoziazione hanno fatto per i mercati azionari: aumentare liquidità, efficienza e accessibilità.

Naturalmente esistono ancora rischi rilevanti:

  • incertezza normativa;
  • qualità sottostante dei crediti;
  • problemi di governance dei protocolli;
  • volatilità dei mercati digitali.

Come ricordano molti operatori del settore, un credito di scarsa qualità rimane tale anche se viene registrato su blockchain. La tecnologia migliora l’infrastruttura di mercato, ma non sostituisce la qualità ambientale dell’asset sottostante.

Perché gli investitori stanno osservando il settore?

Dal punto di vista strategico, i nuovi mercati del carbonio presentano alcune caratteristiche che attirano il capitale istituzionale:

  1. crescita sostenuta dalla regolamentazione climatica;
  2. domanda alimentata dagli obiettivi net-zero delle grandi imprese;
  3. scarsità di crediti di alta qualità;
  4. sviluppo di nuove infrastrutture finanziarie digitali;
  5. potenziale nascita di una vero e proprio asset class climatico.

Per il momento il settore resta giovane e caratterizzato da elevata incertezza. Tuttavia, proprio come accaduto in passato per energie rinnovabili, batterie e idrogeno, i maggiori rendimenti tendono spesso a concentrarsi nelle fasi iniziali di sviluppo di un nuovo mercato.

Società quotate esposte al trend dei carbon removal e della tokenizzazione del carbonio

Per gli investitori non esiste ancora un ETF puro dedicato esclusivamente ai mercati della rimozione del carbonio. Tuttavia, diverse società quotate stanno costruendo una presenza significativa lungo la filiera dei carbon removal, delle infrastrutture per la cattura della CO2 e della digitalizzazione dei crediti ambientali.

Di seguito le società più interessanti del momento suddivise per ambito di attività.

Il tema DAC: catturare CO2 dall’atmosfera

Una delle aree più promettenti è quella del Direct Air Capture (DAC), tecnologia che rimuove direttamente l’anidride carbonica presente nell’aria.

Tra le aziende più esposte figurano:

  • Occidental Petroleum (NYSE: OXY), attraverso la controllata 1PointFive, impegnata nello sviluppo di grandi impianti DAC negli Stati Uniti.
  • Baker Hughes (NASDAQ: BKR), fornitrice di tecnologie e componentistica per i progetti di cattura e stoccaggio del carbonio.
  • Honeywell (NASDAQ: HON), attiva nelle soluzioni industriali per la gestione delle emissioni e nel carbon capture.
  • Aker Carbon Capture (Euronext Growth Oslo: ACC), specializzata nelle tecnologie di cattura della CO2 per applicazioni industriali.

Queste società non vendono semplicemente crediti carbonici, ma forniscono le infrastrutture che potrebbero sostenere l’intero ecosistema della rimozione del carbonio.

Biochar e carbon farming

Il mercato del biochar è ancora composto prevalentemente da aziende private, ma alcuni gruppi quotati risultano esposti alla crescita della bioeconomia e della valorizzazione delle biomasse:

  • Enviva (NYSE: EVA), operativa nella filiera delle biomasse.
  • Svenska Cellulosa SCA (STO: SCA B), uno dei maggiori gruppi forestali europei.
  • UPM-Kymmene (HEL: UPM), società finlandese attiva nei biomateriali e nelle soluzioni sostenibili basate sul legno.
  • Stora Enso (HEL: STEAV), tra i principali protagonisti europei dell’economia forestale circolare.

L’interesse degli investitori deriva dalla possibilità che le biomasse e i sottoprodotti agricoli assumano un valore aggiuntivo non solo energetico, ma anche come fonte di crediti di rimozione certificata.

I vincitori nascosti: verificazione e certificazione

Un segmento spesso trascurato è quello delle società che sviluppano sistemi di monitoraggio, reporting e verifica (MRV). Senza dati affidabili non esiste infatti alcun mercato del carbonio credibile.

Tra le aziende che potrebbero beneficiare della crescente richiesta di certificazione troviamo:

  • Trimble (NASDAQ: TRMB), attiva nei sistemi geospaziali e di monitoraggio.
  • Hexagon AB (STO: HEXA B), leader nelle tecnologie di misurazione digitale.
  • Intertek Group (LSE: ITRK), specializzata in servizi di certificazione e verifica.
  • SGS (SIX: SGSN), uno dei principali operatori mondiali nei servizi di ispezione e controllo.

In un mercato che punta alla massima trasparenza, queste società potrebbero rappresentare una sorta di “venditori di pale e picconi” durante la corsa all’oro del carbonio.

Blockchain e tokenizzazione dei crediti

Un’altra area emergente riguarda la creazione di infrastrutture digitali per la negoziazione dei crediti ambientali.

Tra le società quotate indirettamente esposte figurano:

  • Coinbase Global (NASDAQ: COIN), potenziale beneficiaria dell’espansione degli asset tokenizzati.
  • CME Group (NASDAQ: CME), che già opera in diversi mercati ambientali e potrebbe trarre vantaggio dalla crescente finanziarizzazione dei crediti carbonici.
  • Intercontinental Exchange (NYSE: ICE), proprietaria di piattaforme di negoziazione energetica e ambientale.
  • Nasdaq (NASDAQ: NDAQ), sempre più coinvolta in soluzioni tecnologiche per nuovi mercati digitali.

La tokenizzazione resta una scommessa ad alto rischio, ma potrebbe trasformare il carbonio da semplice certificato amministrativo a vero e proprio asset finanziario negoziabile su scala globale.

Conclusioni

I mercati del carbonio stanno entrando in una nuova fase evolutiva. Il focus si sta spostando dalla semplice compensazione delle emissioni alla rimozione certificata della CO2, mentre la digitalizzazione promette di rendere i crediti più liquidi, tracciabili e accessibili.

Per gli investitori di lungo periodo, i segmenti da monitorare sono soprattutto tre: i crediti di rimozione ad alta integrità come DAC e biochar, i mercati volontari premium e le infrastrutture di tokenizzazione.

Non si tratta ancora di un settore maturo, ma proprio questa immaturità potrebbe rappresentare la principale fonte di opportunità nei prossimi anni.

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Sull'Autore

Scrittore web freelance dal 2013, scrive di crypto economy dal 2016 e di fintech e mercati azionari dal 2018. Scrive inoltre di economia digitale.Dal 2018 collabora per FXEmpire.it scrivendo di crypto e mercati azionari con particolare attenzione a Borsa Italiana. Inoltre, cura la pubblicazione di articoli formativi a cadenza domenicale per l'area Formazione del sito di FX Empire Italia.

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