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Un duro colpo per le valute asiatiche

Aggiornato: Mar 09, 2015, 16:33 GMT+00:00

Eccezion fatta per quelli asiatici, i mercati delle valute iniziano la settimana piatti. Il dollaro Usa tiene la linea del suo massimo a 12 anni a quota

Un duro colpo per le valute asiatiche

Un duro colpo per le valute asiatiche
Eccezion fatta per quelli asiatici, i mercati delle valute iniziano la settimana piatti. Il dollaro Usa tiene la linea del suo massimo a 12 anni a quota 97,73 mentre l’euro si attesta a 1,0842 (ovvero al minimo degli ultimi anni). Venerdì scorso i dati economici hanno evidenziato che a febbraio l’economia Usa ha creato 295mila nuovi posti di lavoro; si è trattato del 12° mese di fila in cui il dato si è attestato al di sopra delle 200mila unità (record degli ultimi 20 anni). Gli economisti puntavano a un incremento di 240mila nuovi occupati. Il tasso di disoccupazione è intanto caduto al 5,5%, minimo degli ultimi 6 anni e mezzo, dal 5,7% di gennaio. Stamane gli indici asiatici muovono in ribasso dopo che il rapporto occupazionale Usa ha rafforzato le aspettative di quanti scommettono sul rialzo dei tassi da parte della Fed in anticipo rispetto a quanto inizialmente preventivato. Wall Street è letteralmente crollata poiché il rapporto mensile sull’occupazione ha rilanciato la possibilità che l’istituto centrale Usa finisca per intervenire sui tassi già a giugno. La scorsa settimana l’indice DX è balzato in alto del +2,4%, beneficiando del rapporto sull’occupazione che potrebbe portare a un rialzo dei tassi in anticipo sulla tabella di marcia. Il dollaro Usa si è inoltre giovato del lancio del Qe da parte della Bce, toccando un massimo settimanale a 97,76 prima di chiudere le transazioni del venerdì a 97,6.

Nel corso del fine settimana la Cina ha pubblicato i dati della sua bilancia commerciale i quali hanno impattato negativamente sulle performance di Aussie e Kiwi. L’AUD è caduto di 29 punti a 0,7693 mentre il NZD ne cedeva 18 a 0,7344. Entrambe le divise erano già state colpite dal rialzo del dollaro Usa di venerdì scorso. A febbraio il surplus commerciale cinese ha toccato la cifra record di 60,6 miliardi di dollari grazie alla ripresa dell’export e alla flessione delle importazioni. Secondo l’Agenzia generale delle dogane di Pechino, l’export è cresciuto del +48,3% su base annua generando qualcosa come 169,2 miliardi di dollari mentre l’import fletteva di un quinto a 108,6 miliardi. La crescita delle esportazioni è stata tale da surclassare le aspettative degli analisti. Nel 2014 l’economia cinese è cresciuta del +7,4%, il ritmo peggiore dell’ultimo quarto di secolo, mentre gli ultimi indicatori economici sembrano puntare a un ulteriore rallentamento anche nel 2015. I funzionari del governo hanno motivato l’enorme crescita dell’export con il desiderio delle imprese cinesi di ultimare la produzione prima del Capodanno cinese – caduto nella metà di febbraio. Una dichiarazione ufficiale spiegava che “per via del Festival primaverile delle imprese, le società esportatrici della Cina hanno fatto di tutto per soddisfare i propri ordini in vista delle festività e riprendere il lavoro solamente successivamente”. Il surplus commerciale è cresciuto su base annua di 8,9 miliardi.

Per quanto riguarda gli altri mercati asiatici, lo yen giapponese si è deprezzato dopo il pessimo dato sul Pil pubblicato stamattina. Il cross USD/JPY ha guadagnato 7 punti portandosi a 120,90 mentre l’EUR/JPY ne guadagnava 10 a 131,07. L’espansione economica giapponese si è fermata al +1,5% nel corso del quarto trimestre 2014, stando agli ultimi dati rivisti dalle autorità, ovvero al di sotto della lettura preliminare (+2,2%) per via del calo degli investimenti. La previsione media di un pool di economisti intervistati da Reuters era di una crescita al +2,2%. Su base trimestrale il Pil del Giappone è cresciuto del +0,4%, stando ai dati ufficiali del Governo Abe, contro una lettura preliminare del +0,6% e a una previsione della vigilia del +0,6%.

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