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Barry Norman
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Nella giornata di ieri, le borse statunitensi hanno chiuso in negativo a seguito delle massicce vendite che hanno interessato i mercati mondiali a causa dei timori per un rallentamento della crescita globale. Le svendite sono state innescate dai risultati dell’indagine di Caixin, che hanno mostrato come l’attività manifatturiera in Cina abbia continuato a diminuire a dicembre. In questo mese, l’indice Caixin dei direttori degli acquisti del settore manifatturiero è inaspettatamente sceso al 48,2 dal 48,6 di novembre, a fronte  di dato atteso del 48,9.

Sempre per le massicce vendite che hanno colpito le borse cinesi, i mercati europei si sono mossi in ribasso.

Tutti le principali borse e gli indici degli Stati Uniti si sono mossi in ribasso prima dell’apertura a causa delle notizie sulla forte contrazione registrata dall’attività industriale della Cina nel mese di dicembre. Borse e indici sono rimasti negativi per tutta la giornata. Le tensioni in Medio Oriente, che hanno brevemente spinto in rialzo i prezzi del petrolio, si sono aggiunte alle preoccupazioni di Wall Street.

Il Dow Jones ha chiuso in ribasso di 276,09 punti, ossia dell’1,58%; lo S&P 500 ha perso 31,28 punti, ossia l’1,53%, e il Nasdaq Composite è sceso di 104,32 punti, ossia del 2,08%.

Prima, il Dow Jones si è brevemente mosso in ribasso di più di 450 punti, ossi di più del 2,5%.

L’indice del dollaro è a quota 98,97, dopo essersi apprezzato nella giornata di ieri, con l’avversione al rischio al massimo dopo il crollo dei mercati azionari.

L’euro viene negoziato a quota 1,0827, mantenendo il supporto di quota 1,08 e riuscendo a essere sostenuto prima della pubblicazione dei fondamentali dati sull’inflazione, prevista per la giornata di oggi. La sterlina continua a essere debole, venendo negoziata a quota 1,4715 dopo il crollo subito nella giornata di ieri a seguito della diffusione dei dati dell’indice dei direttori degli acquisti del settore manifatturiero, risultati inferiori alle aspettative. Attualmente, l’attenzione si concentra sull’indice dei direttori degli acquisti del settore manifatturiero, che verrà pubblicato nella giornata di oggi.

Lo yen viene negoziato in ribasso a quota 119,69, cancellando tutti i guadagni a seguito della stabilizzazione dei mercati azionari nella sessione di oggi. Secondo uno stratega valutario di CitiFX, “Lo yen potrebbe registrare i risultati migliori, mentre continuano a diminuire le aspettative che la Banca del Giappone adotti ulteriori misure espansive nel breve periodo. Ciò lascerebbe la valuta nipponica in una buona posizione per approfittare di un peggioramento dei dati sugli Stati Uniti o dell’incremento dell’avversione al rischio. Tatticamente, per quanto concerne la coppia USD/JPY, suggeriamo le posizioni short.”

Lo yen potrebbe, inoltre, guadagnare sul dollaro nel caso l’andamento negativo delle borse cinesi dovesse continuare, riducendo le aspettative favorevoli a un secondo innalzamento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve.

Nella giornata di lunedì, la Cina ha deprezzato il tasso di cambio dello yuan contro il dollaro, tagliandolo di più di 6,5 per la prima volta in quattro anni e mezzo. La mossa è stata motivata dalla crescente pressione che la seconda potenza economica globale sta subendo a causa del rallentamento della crescita. La valuta cinese viene negoziata a quota 6,5195, in rialzo di 159 punti, mentre i trader si rimettono in sesto dal colpo subito. L’ampiezza del deprezzamento dello yuan nella giornata di lunedì ha, infatti, colto impreparati gli investitori. La Banca Popolare Cinese ha deprezzato lo yuan, portando il tasso di cambio giornaliero a 6,5032, ossia al minimo dal 2011, a fronte del 6,4936 del 31 dicembre. Lo yuan può salire o scendere del 2% rispetto al tasso di cambio giornaliero.

Sempre in Asia, l’Aussie ha guadagnato 18 punti, raggiungendo quota 0,7208, con il kiwi in rialzo a quota 0,6754, con i trader della Nuova Zelanda che tornano sui mercati per la prima giornata di trading dopo le lunghe vacanze di Natale. Il kiwi ha avviato l’anno nuovo in ribasso, dato che la preoccupazione per lo stato dell’economia cinese e l’innalzamento della tensione in Medio Oriente ha portato gli investitori a vendere le attività a più alto rischio.

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