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Alberto Ferrante
IPO Saudi Aramco

Un’altra seduta volatile ieri e un’altra chiusura in rosso per le principali borse europee. Piazza Affari ha chiuso in calo dopo un tentativo di rimbalzo nel primo pomeriggio, limitando comunque le perdite rispetto ad altri mercati.

Parte della volatilità è certamente da imputare alle nuove tensioni tra Stati Uniti e Cina, con Donald Trump che ha nuovamente accusato Pechino di essere l’unico responsabile dell’epidemia di Coronavirus e la Cina che, per risposta, ha annunciato ritorsioni in caso di sanzioni da parte degli Stati Uniti.

Il portavoce del Congresso Nazionale del popolo, Zhang Yesuia, ha infatti affermato senza mezzi termini che in caso di sanzioni americane la “risposta ferma” del Dragone non si farà attendere.

Intanto, secondo gli ultimi dati negli Stati Uniti hanno fatto richiesta per i sussidi la scorsa settimana circa 2,43 milioni di nuovi lavoratori, che portano il totale a quota 39 milioni dallo scoppio della pandemia negli USA.

Tornando al fronte europeo, in un articolo di Le Figaro di oggi, Bruno Le Marie, Ministro dell’Economia francese, ha auspicato che il patto di stabilità sia sospeso anche l’anno prossimo per permettere agli Stati Membri di gestire le proprie strategie di ripresa.

I principali indici europei

Il FTSE MIB di Piazza Affari ieri ha chiuso in calo del -0,73%, con un tonfo sul finale che ha vanificato il rimbalzo pomeridiano.

Nonostante ciò, Milano è stato uno dei mercati europei più fortunati. Il CAC40 di Parigi ha infatti chiuso in calo del -1,15%, anche in questo caso muovendosi a singhiozzo in una sessione molto volatile, mentre il  DAX30 ha perso il -1,41%.

Madrid ha invece chiuso solo in pareggio dopo una seduta particolarmente favorevole, caratterizzata da una crescita costante e da un crollo negli ultimi minuti.

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Petrolio in calo nella mattinata, EUR/USD vicino a quota 1,10

Con il nuovo calo delle scorte registrate statunitensi, il petrolio ha continuato la sua corsa ieri. In tarda serata, il Wti aveva superato i 34 dollari al barile, mentre il Brent si trovava poco sopra i 36 dollari.

Alle 7:30 di oggi, il greggio Wti è però scivolato a 31,5 dollari e il Brent a 34 dollari. Si tratta di una prima contrazione sostanziale dei prezzi dopo il lungo rally degli scorsi giorni.

Citando alcuni documenti governativi, Reuters ha reso noto che gli Stati Uniti starebbero tagliando le royalties per produttori sul territorio federale, in seguito a un’analisi caso per caso degli output generati.

Quanto al cambio euro-dollaro, la coppia sembrerebbe essersi sul punto di cementificarsi a quota 1,10 grazie ai dati PMI migliori del previsto.

Come noto quella dell’1,10 è una resistenza molto importante che potrebbe essere superata per poi puntare a 1,105 e successivamente a 1,11, raggiungendo i valori di due mesi fa.

Chiude l’asta BTp con oltre 22 miliardi di euro

Dopo tre giornate legate ai risparmiatori retail, che avevano raccolto un totale di quasi 14 miliardi di euro, ieri si è tenuta la giornata dedicata agli investitori istituzionali che hanno acquistato 8,3 miliardi di euro in titoli.

La somma totale raggiunge i 22,3 miliardi di euro e supera di un soffio il record del 2013.

A sorprendere particolarmente è stato l’interesse da parte dei privati, che hanno raccolto 14 miliardi in tre giorni, aprendo probabilmente la strada anche agli investitori istituzionali. Circa la metà degli ordini sono giunti dall’estero, chiaramente trainati dai rendimenti italiani ritenuti particolarmente allettanti sia nel breve che nel lungo termine.

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