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Alberto Ferrante
Confederazioni

Nella seduta di ieri, le borse sono tornate in calo rispetto alla chiusura precedente, in una giornata abbastanza volatile con un forte crollo generalizzato nel pomeriggio, poi una nuova salita e un’ultima caduta sul finale.

Lo spread è tornato a crescere, superando nuovamente quota 250 punti, mentre il cambio euro dollaro si è ridotto a quota 1,08. Attualmente, la linea di supporto prevista da numerosi analisti è fissata a 1,078 e successivamente 1,075.

Ha continuato a contrarsi invece l’oro, ieri sera in calo e adesso scambiato a 1687 dollari l’oncia.

I principali indici europei

Anche a causa della debolezza di Wall Street, con Dow Jones in rosso, Piazza Affari e le altre principali borse europee hanno chiuso la sessione in netto ribasso sul finale.

Il FTSE MIB, dopo una robusta performance durata l’intera mattinata, ha concluso in territorio negativo, perdendo il -1,31%.

Quanto al DAX 30, questo si è contratto del -1,15%, mentre il CAC40 di Parigi è sceso del -1,1% e l’Ibex-35 del -1,13%.

Solo Londra ha mantenuto la parità, con il FTSE 100 in lievissimo rialzo del +0,07%.

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Petrolio volatile, sessione in ribasso

Ieri sera il petrolio è tornato a scendere dopo il rally degli ultimi giorni, con il WTI e il Brent rispettivamente sotto i 24 e i 30 dollari al barile.

L’inciampo è stato in parte provocato dai dati americani sul lavoro e dalla notizia dell’EIA, la divisione del Dipartimento dell’Energia degli USA, che ha reso noto un incremento delle scorte intorno ai 4,6 milioni, contro i quasi 8 milioni stimati da molti analisti.

Spaventano anche i dati sulla capacità di Cushing, un hub americano con capacità totale di 80 milioni di barili che sarebbe già pieno per tre quarti, con la possibilità di raggiungere il massimo della sua capacità già entro la fine del mese.

I dati sul PIL: Eurozona -7,7%

Poco confortanti i dati sul Prodotto Interno Lordo a livello Europeo e nei singoli Stati. Stando alle previsioni comunitarie di ieri, a livello dell’Eurozona si stima un crollo del PIL del -7,7% nel 2020, con una possibile crescita solo nel 2021, qualora l’epidemia venga superata senza pesanti ricadute.

Come ricordato anche da Valdis Dombrovskis, Vicepresidente della Commissione Europea, l’impatto macroeconomico del virus dipenderà anche dalla capacità dell’Europa di riavviare l’attività economica per evitare gravi distorsioni in grado di generare ulteriori e radicate differenze tra i diversi Paesi membri.

A tal proposito, con riferimento all’Italia, l’UE stima un calo del PIL intorno al -9,5% nel 2020, con una possibile impennata solo nel 2021, del 6,5% circa.

In Germania, invece, si attende un crollo del -6,5% e una successiva ripresa intorno al 6%. Valori simili anche per gli altri Paesi (solo Grecia peggio dell’Italia) con riprese sempre nell’ordine del 6% o 7%, dunque in media affini a quella ipotizzata per l’Italia.

Il Calendario Economico per l’Europa

Oggi l’economia francese sarà oggetto di numerosi market movers, con i dati sulle esportazioni e importazioni, sugli investimenti e sulla produzione industriale.

Anche la Germania rivelerà i numeri della sua produzione industriale, mentre in Italia si attendono i dati sulle vendite al dettaglio su base mensile a Marzo.

Domani sarà invece il turno del saldo della bilancia commerciale tedesca e della produzione industriale spagnola.

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