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Alberto Ferrante
Indici delle borse europee

Ieri un’altra seduta caratterizzata da forte debolezza per i mercati, con le stime del Fondo Monetario Internazionale che hanno continuato a pesare sui listini europei.

Lo spread, che aveva raggiunto valori minimi ben sotto i 170 punti, è salito in area 180 e si è poi fermato a 177, con il rendimento del decennale benchmark a quota 1,3%.

Ieri, l’euro è stato scambiato al ribasso rispetto al dollaro USA, a quota 1,12. Intanto, gli Stati Uniti stanno valutando dazi su prodotti europei per circa 3,1 miliardi di dollari, che potrebbero scattare il 26 Luglio 2020 per diversi prodotti dalle olive al caffè, dalla birra al gin.

La settimana non particolarmente ricca di eventi macroeconomici di rilievo – al netto degli indici PMI e dell’Ifo tedesco, entrambi i netto aumento – si chiude quest’oggi con i dati sulla fiducia delle aziende e dei consumatori italiani a Giugno e con i dati sul deficit pubblico italiano nel primo trimestre dell’anno.

Saldo della Bilancia Commerciale italiana in aumento

La bilancia commerciale non-UE italiana a Maggio 2020 ha visto un netto miglioramento dei suoi conti, con un surplus di 4,15 miliardi di euro circa, che si contrappone al precedente deficit di -150 milioni di euro.

L’export è incrementato grazie ai beni intermedi (+27,1%) e di consumo non durevoli (+24,9%), ma soprattutto grazie ai beni strumentali (+62,1%). Si sono ulteriormente contratte invece le esportazioni di energia.

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I principali indici europei

Dopo una seduta molto volatile, con diversi balzi sopra e sotto la linea del pareggio, il Ftse MIB di Piazza Affari ha chiuso in verde del +0,37%.

Seduta altrettanto volatile per gli altri indici europei, con il CAC40 parigino che ha però concluso la corsa in un più netto rialzo del +0,97% e il DAX30 di Francoforte al +0,69%.

Ancora una volta, l’Europa ha pagato i segnali di debolezza provenienti da Wall Street, dopo i dati sui sussidi di disoccupazione ancora in netta crescita, ben oltre le attese degli analisti.

In Italia sono scattate Fca grazie al maxi prestito da 6,3 miliardi di euro, Exor e Azimut. Male invece il segmento delle multiutility con Italgas e Hera che cedono rispettivamente il -1,3% e il -1,9%.

L’oro rallenta la sua corsa, ma resta l’obiettivo dei 1800 dollari

Negli ultimi due giorni l’oro ha rallentato la corsa, assestandosi tra i 1760 e i 1770 dollari l’oncia. Nei prossimi giorni è comunque possibile che l’oro riesca a ritrovare la spinta necessaria per riavvicinarsi alla nuova resistenza fissata a 1800 dollari.

Qualora le tensioni tra USA ed Europa sopra riportate dovessero continuare a concretizzarsi, si può prevedere una maggiore attenzione nei confronti del metallo prezioso da parte degli investitori propensi a concentrarsi su risorse meno rischiose.

La ripresa del petrolio che continua a gravitare intorno ai 40 dollari

Quello di mercoledì sembra essere stato solo un breve inciampo: la caduta del petrolio di oltre 5 punti percentuali, causata essenzialmente dai dati sulle scorte USA, non ha allontanato il greggio dal suo nuovo baricentro di 40 dollari al barile.

Nella notte di ieri, il Wti era infatti scambiato a 39,17 dollari e il Brent 41,59 dollari al barile.

A preoccupare maggiormente sono invece i prezzi del gas naturale, indeboliti dal crollo delle esportazioni del GNL e dalle aspettative di un ulteriore ribasso.

Per un’occhiata a tutti gli eventi economici di oggi, controlla il nostro calendario economico.

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