Petrolio: analisi fondamentale settimanale, previsioni – Trader in attesa della valutazione dei danni provocati dall’uragano Barry

Se le inondazioni non hanno causato danni significativi e tali da ritardare la produzione, i prezzi potrebbero ritirarsi dato che gli acquirenti hanno tagliato le posizioni in vista dell’uragano
James Hyerczyk

I future sul petrolio greggio statunitense West Texas Intermediate e quelli sul benchmark internazionale, il Brent, hanno chiuso la settimana in rialzo;  dietro la forza c’è stata anzitutto la minaccia dell’arrivo di un uragano. A ciò ha fatto seguito una velata minaccia alla distribuzione in Medio Oriente e il quarto calo settimanale consecutivo nelle scorte statunitensi. A contribuire a limitare i guadagni son giunti due rapporti che preannunciano un calo della domanda futura.

I future sul greggio WTI con scadenza a settembre hanno chiuso la scorsa settimana a 60,30 $, in rialzo di 2,71 $ (+4,71%), mentre i future sul greggio Brent con scadenza a settembre hanno concluso a 66,72 $, in rialzo di 2,49 $ (+3,73%).

Impianti del Golfo del Messico evacuati

L’uragano Barry ha raggiunto la terraferma nel fine settimana. Anche se indebolito, ha comunque provocato imponenti inondazioni in Louisiana. Mentre nel corso della settimana la tempesta tropicale era in formazione, le compagnie petrolifere del Golfo del Messico hanno tagliato più di 1 milione di barili al giorno (bpd) di produzione, ovvero il 53% della produzione della regione.

L’Iran agita la Gran Bretagna

Secondo il governo britannico, tre navi iraniane hanno cercato di bloccare il passaggio di una nave britannica gestita dalla BP attraverso lo Stretto di Hormuz. Si sono ritirati dopo gli avvertimenti di una nave da guerra britannica. Anche se i prezzi sono aumentati in risposta alle notizie, a quanto pare l’evento era stato anticipato, dopo che l’Iran aveva avvertito la Gran Bretagna di aspettarsi “conseguenze” per il sequestro di una petroliera iraniana.

Altro prelievo alle scorte Usa

Secondo la Energy Information Administration (EIA), nella settimana conclusasi il 5 luglio le scorte di greggio sono scese di 9,5 milioni di barili, quando i trader prevedevano un prelievo di 3,1 milioni di barili. Si ritiene che il calo sia da attribuire all’aumento della produzione da parte delle raffinerie.

Tornano i problemi dal lato della domanda

A frenare i prezzi sono giunti due rapporti indipendenti, che prevedono un calo di domanda.

L’OPEC ha detto giovedì che nel 2020 il mondo avrà bisogno di 29,27 milioni di barili di greggio dai suoi membri, in calo di 1,34 milioni da quest’anno. Venerdì, a inizio giornata, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha annunciato per l’anno prossimo il ritorno di un mercato petrolifero sovra-fornito, nonostante il patto guidato dall’OPEC volto a ridurre la produzione e stabilizzare i prezzi.

Secondo l’AIE,  il “messaggio principale” del suo atteso rapporto è che l’offerta di petrolio nei primi sei mesi del 2019 ha superato la domanda di 0,9 milioni di barili al giorno. Questo surplus si aggiunge alle enormi quantità di scorte viste nel secondo semestre del 2018, quando la produzione di petrolio è aumentata proprio mentre la domanda ha iniziato a vacillare, sostiene l’AIE.

Chiaramente, per il momento questo non è un problema e qualsiasi riequilibrio sembra essersi spostato ulteriormente nel futuro. “La largamente prevista decisione da parte dei ministri dell’OPEC+ di estendere il loro accordo di output al marzo 2020 fornisce una guida, ma non cambia le prospettive fondamentali di un mercato sovra-rifornito”, afferma l’AIE.

Conteggio degli impianti in calo

Fra le altre notizie, il conteggio settimanale degli impianti negli USA è sceso per la seconda settimana consecutiva. Secondo i dati forniti venerdì dalla società di servizi petroliferi Baker Hughes, nella settimana conclusasi il 12 luglio, le società di trivellazione hanno portato il conteggio totale a 784 unità, ai minimi dal febbraio 2018.

Previsioni settimanali

I trader rialzisti dovrebbero essere un piuttosto nervosi all’inizio della settimana a causa dell’incertezza sui danni provocati dalle inondazioni dall’uragano Barry. Se le inondazioni non hanno causato danni significativi e tali da ritardare la produzione, i prezzi potrebbero ritirarsi dato che gli acquirenti hanno tagliato le posizioni in vista dell’uragano. Inoltre, anche se le tensioni in Medio Oriente sono forti, difficilmente vedremo un rally prolungato a meno che non vi sia una perdita effettiva di petrolio greggio. Per elaborare ulteriormente, ci deve essere un effettiva interruzione delle forniture.

I trader saranno anche sulle spine in vista dei reportage settimanali sulle scorte dell’American Petroleum Institute e dell’America Information Information Administration di questa settimana. A causa della chiusura degli impianti nel Golfo del Messico prima dell’uragano, è probabile più incertezza sui numeri. I trader stanno si aspettano una potenziale carenza di benzina.

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